Le malattie cardiovascolari sono le più comuni cause di morte in Europa, pari a oltre 4 milioni di morti o pari al 47% di tutti i decessi ogni anno. Le principali cause dei decessi riguardano: malattia coronarica (CAD) e stroke. Il costo totale per le malattie cardiovascolari per l’UE è stimato a 195.000.000.000 € all’anno. L’evidenza supporta i benefici dell’esercizio fisico adattato, nella riabilitazione cardiaca. La terapia dell’esercizio fisico (chinesiterapia), aumenta il consumo di ossigeno di picco, che è un importante parametro che indica morbilità e mortalità cardiovascolare. Inoltre, migliora la qualità della vita e i fattori di rischio tra cui la pressione arteriosa, lipidi nel sangue, glicemia.
Anche se i benefici della riabilitazione cardiaca sono stati ampiamente identificati, c’è ancora controversia riguardo la modalità e l’intensità dell’esercizio fisico ottimale. L’intensità sembra essere un fattore importante per l’efficacia di un programma di recupero della funzione cardiaca: una maggiore intensità di esercizio porta a miglioramenti più grandi in termini di VO2 di picco. Tuttavia, i risultati positivi dell’intensità più moderata, fanno in modo che questa metodica sia maggiormente incoraggiata. Sembra che la moderata intensità è comunque sufficiente a ridurre
il rischio cardiovascolare e mortalità cardiovascolare, ma l’intensità più elevata offre una maggiore cardio-protezione nei pazienti con malattia coronarica e insufficienza cardiaca cronica. Infatti l’intensità elevata ha dimostrato più efficacia nel migliorare fattori di rischio cardiovascolare e frazione di eiezione ventricolare sinistra, rispetto alla bassa intensità. Pertanto, durante gli ultimi decenni, l’uso dell’interval training aerobico (AIT), ha guadagnato sempre più interesse nel mondo scientifico. L’interval training è costituito da periodi di alta intensità alternati a periodi di bassa intensità che rende possibile, ai soggetti in questione, di sopportare in maniera positiva il carico di esercizio fisico. Questa maggiore intensità intervallata, potrebbe migliorare la capacità di pompaggio del cuore, il sistema endoteliale, e funzioni mitocondriali, nel tessuto muscolare scheletrico, in misura maggiore. In alcuni studi, le differenze nel lungo termine favoriscono la pratica dell’Interval Training Aerobico. L’esercizio fisico è una componente fondamentale nel recupero dalle malattie cardiache. La bassa capacità aerobica del soggetto ha dimostrato essere un fattore predittivo di malattia cardiovascolare e di mortalità. Nella rilevanza clinica, l’interval training aerobico ha portato una diminuzione del 17% di tutte le cause di mortalità e una diminuzione del 16% della mortalità cardiovascolare negli uomini con malattia cardiaca. Per le donne con malattia cardiaca, è stato del 14%. I pazienti con ridotta FEVS spesso hanno sintomi come: respiro corto, edema, stanchezza, e ancora più importante, hanno intolleranza all’esercizio a causa di una capacità limitata di pompaggio del cuore (LVEF <40%) e quindi un minor apporto di ossigeno al tessuto muscolare. Si è studiata l’efficacia dell’esercizio in soggetti con malattie cardiache con ridotta FEVS. Il picco di VO2 aumenta in soggetti con FEVS conservata, in maniera significativa (18,2% dopo Interval training aerobico e il 13,6% dopo moderata intensità), mentre l’effetto per soggetti con ridotta FEVS, ha provocato un aumento del 25,6% dopo AIT e del 10,9% dopo la moderata intensità. La durata media di una seduta di allenamento degli studi è stata: 41 minuti per l’Interval training aerobico, vs 45 minuti di moderata intensità, mentre la media dell’intensità era più alta nel gruppo AIT rispetto al gruppo di moderata intensità (90,8% della frequenza massima teorica rispetto al 71,3% della frequenza massima teorica). Pertanto, i meccanismi biologici e fisiologici attraverso i quali l’AIT porta a variazioni superiori di picco di VO2, possono essere dovuti alla componente intensità-dipendente. E ‘stato dimostrato che la gittata cardiaca aumenta di più dopo 12 settimane di AIT rispetto alla moderata intensità. Inoltre, la resistenza vascolare sistemica sembra diminuire significativamente più dopo un attacco acuto di AIT rispetto alla moderata intensità, con una componente di durata nel tempo. In soggetti con malattia cardiaca e ridotta FEVS e soggetti con sindrome metabolica, si è mostrato in modo significativo, miglioramenti nella funzione endoteliale periferica dopo l’AIT. Altri miglioramenti documentati: rapporto tra VE / VCO2 slope, indici di rimodellamento LV progressivo, disfunzione sistolica, e attivazione neuro-ormonale nei pazienti con malattia coronarica. Il peso corporeo tende a diminuire però più nella moderata intensità che nell’AIT. Anche la glicemia è diminuita significativamente dopo la moderata intensità, ma non dopo l’AIT. Alcuni mostrano una significativa riduzione della pressione sanguigna diastolica, ma non sistolica. Sulla base dei risultati, l’AIT sembra essere più efficace per migliorare la capacità di esercizio e, pertanto, può essere più appropriato in una riabilitazione cardiaca. In questi soggetti non viene spesso consigliato a causa del potenziale rischio per eventuali effetti negativi, peraltro poco fondati, con esercizio a intensità più elevate. Una revisione ha dimostrato in 4846 soggetti con malattia cardiaca, che il rischio di eventi cardiovascolari durante AIT e moderata intensità è bassa, ovvero i benefici superano i potenziali rischi.
BIBLIOGRAFIA
Nele Pattyn et al. “Aerobic Interval Training vs. Moderate Continuous Training in Coronary Artery Disease Patients: A Systematic Review and Meta-Analysis”, Sports Med (2014) 44:687–700
