La sindrome metabolica è data da una serie di complicanze: ipertensione, diabete, dislipidemia, causata dall’obesità addominale, definita anche Sindrome X, o sindrome da insulino-resistenza. L’aumento globale di questa sindrome, imperversa nei Paesi industrializzati, dove vi è un aumento del livello di obesità. Un alto indice di massa corporea (BMI), abitudine al fumo, un’eccessiva assunzione energetica (superiore al proprio fabbisogno) e l’inattività fisica, aumentano la possibilità di incorrere nella sindrome metabolica. Questi fattori aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo II e cancro. Però dati recenti suggeriscono che l’obesità in sé, non sempre causa la comparsa della sindrome metabolica. In uno studio trasversale di 5440 partecipanti della National Health and Nutrition Examination Surveys 1999-2004, si è notato che, il 31,7% degli adulti obesi (BMI ≥30), erano “metabolicamente sani”. Ciò che è noto è che la distribuzione del grasso androide (obesità addominale), l’accumulo di grasso viscerale e l’insulino-resistenza, sono fattori causali per lo sviluppo della sindrome. Le prove dimostrano che c’è uno stretto legame tra la sindrome metabolica, condizione di infiammazione cronica e stress ossidativo. Secondo alcuni studiosi l’infiammazione associata con la sindrome metabolica potrebbe essere causata dalla mancata attività fisica regolare. In presenza di infiammazione, ovviamente l’attività fisica diventa a sua volta ancora meno desiderabile, anche dal punto
vista psicologico. Al contrario, l’esercizio fisico, la restrizione calorica, possono indurre effetti anti-infiammatori, perché le quantità basse di ROS (radicali liberi reattivi all’ossigeno) prodotti durante l’attività dai muscoli scheletrici, stimolano risposte biologiche generalmente favorevoli, in quanto provoca adattamenti graduali proprio per stimolare le difese verso questa situazione. Quindi si produrrà maggiore antiossidante, maggiore resistenza allo stress ossidativo e inferiori livelli di danno ossidativo.
ESERCIZIO FISICO E TESSUTO ADIPOSO
Il mantenimento della massa magra è essenziale per un migliore trasporto del glucosio e del metabolismo dei grassi. La riduzione della massa grassa è utile per aumentare i livelli di adiponectina e migliorare i profili delle citochine, in quanto sono fattori associati alla sindrome metabolica. L’interleuchina-6 (IL-6) è la prima citochina ad essere rilasciata in circolo durante l’esercizio fisico, e suoi livelli aumentano in modo esponenziale in risposta all’esercizio. IL-6 funge sia da funzione pro-infiammatoria che anti-infiammatoria. Cioè quando è secreta dalle cellule T e macrofagi, aumenta le reazioni infiammatorie, mentre quando è prodotta nell’attivazione muscolare, esercita effetti anti-infiammatori. Inoltre, studiosi hanno mostrato che la citochina IL-6, aumenta il consumo dei lipidi stimolando la lipolisi. Il grasso viscerale è una causa di basso grado di infiammazione sistemica, che a sua volta porta a insulino-resistenza, diabete di tipo II, e aterosclerosi. Durante l’esercizio fisico, IL-6 aumenta anche la produzione epatica di glucosio. Quindi l’ingestione di glucosio durante l’esercizio, riduce la IL-6 dai muscoli, suggerendo cioè che la IL-6 è rilasciata a causa della riduzione dei livelli di glicogeno durante l’esercizio di resistenza e la conseguente stimolazione adrenergica.
ESERCIZIO E METABOLISMO GLUCIDICO NEL MUSCOLO SCHELETRICO
L’attività fisica regolare ripara la funzione dell’insulina e la tolleranza al glucosio in soggetti sani, con obesità e nei diabetici. Aumenta anche la biogenesi mitocondriale, regolarizzando il metabolismo glucidico e lipidico. La PGC-1 a livello mitocondriale (la quale aumenta con l’esercizio fisico), promuove il ri-modellamento del tessuto muscolare che ha una minore capacità glicolitica. Una singola sessione di esercizio può aumentare il contenuto PCG1-1 muscolare.
ESERCIZIO E METABOLISMO LIPIDICO NEL MUSCOLO SCHELETRICO
I soggetti con sindrome metabolica mostrano un’alterata regolazione nel metabolismo dei lipidi, con un aumento dei livelli circolanti di acidi grassi liberi e dei trigliceridi. L’aumento dei lipidi intramuscolari, aumenteranno lo stress ossidativo con conseguente generazione di ROS. Uno degli effetti di base dell’esercizio fisico, è aumentare la capacità ossidativa dei muscoli scheletrici, che comporta un miglioramento nel tasso di grasso corporeo. La sensibilità all’insulina migliora anche grazie alla riduzione dei trigliceridi nei muscoli scheletrici.
ESERCIZIO FISICO E PRESSIONE ARTERIOSA
L’esercizio aerobico riduce anche la pressione sanguigna e migliora il controllo della pressione arteriosa tra soggetti adulti in sovrappeso. Una modesta perdita di peso del 3-9% è associato ad una riduzione significativa della pressione sanguigna sistolica e diastolica di circa 3mmHg nelle persone in sovrappeso. I meccanismi dell’esercizio fisico riguardano cambiamenti funzionali e strutturali nel sistema vascolare, la modulazione del sistema renina-angiotensina, la riduzione della stimolazione del sistema nervoso simpatico, e una maggiore sensibilità all’insulina. La leptina è il collegamento principale tra obesità, aumento dell’attività del sistema nervoso simpatico e ipertensione. L’attività fisica aumenta l’espressione vascolare di eNOS in quanto è strettamente connesso ai cambi di frequenza e l’intensità di forze fisiche all’interno del sistema vascolare. L’aumento di frequenza cardiaca indotta dall’esercizio, aumenterà anche la gittata cardiaca e lo stress vascolare, con conseguente aumento di eNOS e successivamente l’aumento della sintesi di ossido nitrico (vasodilatatore locale) secondario allo sforzo. Un altro effetto è l’aumento di SOD1 e SOD3 (anti-ossidanti). Dodici settimane di esercizio aerobico, portano ad una maggiore compliance arteriosa. L’esercizio fisico quindi ha un impatto significativo sulla morfologia di vari vasi sanguigni. Questi cambiamenti strutturali sono seguiti da cambiamenti funzionali e conducono ad un miglioramento del flusso sanguigno.
La sindrome metabolica colpisce circa il 20% della popolazione occidentale. L’inattività fisica, intensifica questi processi patologici che portano a questa situazione. L’infiammazione sub-clinica cronica data dall’inattività, potrebbe provocare un circolo vizioso, diminuendo ancora di più la voglia/capacità di muoversi.
BIBLIOGRAFIA
Saeid Golbidi, AzamMesdaghinia, Ismail Laher “Exercise in theMetabolic Syndrome” Hindawi Publishing Corporation Oxidative Medicine and Cellular Longevity Volume 2012, Article ID 349710, 13 pages doi:10.1155/2012/349710
