Ad oggi parlare di educazione motoria nella scuola primaria significa discutere di una disciplina che, sia a livello terminologico, che di contenuto, presenta una serie di lacune che non garantiscono un’uniformità di pensiero e che la indirizzano ad essere considerata semplicemente come attività di tipo pratico-addestrativa.
Con il termine educazione motoria, vogliamo riferirci ad un tipo di attività che non si basa solamente nello sviluppo muscolo-scheletrico, priorità fondamentale nell’ educazione fisica, ma che mira ad una crescita olistica del bambino in grado di garantire il miglioramento di altre capacità come quelle psico-intellettive e socio-relazionali. L’educazione motoria può e deve essere considerata co-essenziale e co-disciplinare alla formazione di ogni essere umano. Essa ne forma aspetti strutturali, come la parte del Sé che riguarda il corpo, le sue potenzialità ed i suoi limiti, la sua posizione nello spazio fisico, la sua percezione nell’interrelazione con gli altri; riguarda anche l’orientamento motivazionale all’accrescimento delle abilità individuali e l’autodeterminazione degli obiettivi riguardanti il benessere fisico e psicologico, la formazione della propria identità e la padronanza del proprio corpo. Vogliamo inoltre dimostrare come il movimento ed il gioco possano garantire l’apprendimento di altre discipline, come ad esempio l’italiano, la matematica ecc., sgretolando così la convinzione populista che l’attività motoria rappresenta esclusivamente un momento di divertimento fine a se stesso.
Per questo l’educazione motoria deve essere il punto di partenza, e non di arrivo, su cui basare una didattica che possa garantire uno sviluppo armonico di ogni singolo alunno. Questo modo di intendere il movimento come elemento basilare non è un pensiero recente. Già Piaget aveva definito la motricità come il punto di partenza per lo sviluppo delle funzioni cognitive e non solo fisiche del bambino. Piaget afferma l’esistenza di un’intelligenza anteriore al linguaggio che, pur essendo di natura pratica, consente di organizzare il reale secondo delle relazioni spazio-temporali e casuali. Nel periodo senso-motorio, infatti, in mancanza di un linguaggio e funzione simbolica, queste costruzioni si effettuano sulla base esclusiva delle percezioni e dei movimenti, dunque per mezzo di una coordinazione senso-motoria delle azioni senza l’intervento della rappresentazione o del pensiero.Sulla stessa scia di pensiero Gessell ha mostrato come, lo sviluppo motorio abbia un ruolo fondamentale nella formazione della personalità e dell’intelligenza del bambino. Il movimento, potenziando le abilità senso percettive, influisce positivamente nello sviluppo intellettivo; ha delle ripercussioni sulla dimensione emotiva del bambino: attraverso le attività motorie, il bambino acquisisce valori morali importanti come il rispetto, la solidarietà e il l’aiuto reciproco. Il movimento dunque costituisce un importante strumento di formazione.
Dall’analisi di alcune riforme emanate dal governo italiano, come ad esempio la “Riforma Moratti” (legge 28 marzo 2003 n. 58) o le indicazioni nazionali del 2007 e del 2012 e da un rapporto Euridyce 2013,effettuato in Europa eche ha lo scopo di indagare in che modo l’educazione al movimento sia parte integrante di un programma scolastico, emergecome ancora oggi si continui a parlare della sola importanza dell’attività fisica e di come essa venga sminuita, etichettandola semplicemente come una disciplina che garantisce all’alunno uno sviluppo fisico oltre che ad un momento di svago rispetto alle altre attività curriculari.
È vero che il gioco e lo sport hanno la loro espressione massima e più autentica nelle dimensioni dello svago e del tempo libero, ma limitarci a considerarli in tale modo rischierebbe di essere una sconfitta nella pratica educativa del bambino. Nella crescita di ogni individuo, tra tutti gli aspetti che lo caratterizzano, lo sviluppo della motricità offre al bambino l’opportunità di esplorare l’ambiente e di compiere svariate esperienze, mediante l’attività di prensione, di deambulazione e, più in generale di movimento. Nel gioco è quindi insita la potenzialità di farsi veicolo di specifici apprendimenti, favorendo e integrando l’azione didattica della scuola e favorendo la stessa nella trasmissione di competenze e conoscenze, in clima motivazionale attivo.
Il mio compito è dunque quello di parlare di educazione motoria e di come il concettoPhysicalliteracy(letteralmente tradotto come alfabetizzazione fisica) rappresenti le finalità di un processo educativo orientato all’autonomia del discente. La concezione di Physicalliteracy come educazione attraverso il corpo, sancisce un allontanamento dalla disciplina prettamente sportiva. L’espressione della Physical literacy avviene attraverso scelte, atteggiamenti e comportamenti orientati ad uno stile di vita attivo, in cui l’individuo stabilisce obiettivi che riguardano la programmazione e la realizzazione di attività fisiche o sportive adeguate alla propria condizione fisica, al proprio stato di salute, alla propria età, alle proprie capacità, abilità e competenze motorie, ai propri livelli di apprendimento e alle sue capacità intellettive. La Physicalliteracy comprende dunque un insieme di abilità che garantiscono all’individuo di realizzare condotte di vita positive finalizzate al mantenimento e al miglioramento del benessere fisico, cognitivo e sociale. Tra i maggiori lavori condotti sull’argomento, quello della Whitehead (2010) rappresenta un punto di svolta positivo e ci permette di chiarire una serie di punti rimasti nell’incertezza per diversi anni. Il suo significato si lega a quello di capability e può essere descritto come una disposizione a capitalizzare le capacità umane innate, nel caso in cui l’individuo presenti la motivazione, la fiducia, la competenza fisica, la conoscenza e la comprensione del valore e si assuma la responsabilità per il mantenimento di ricerche/attività fisiche propositive durante tutto l’arco della vita.
L’obiettivo è dunque quello di iniziare a parlare di “scuola in movimento”. L’insegnante deve utilizzare il movimento per conseguire non solo finalità connesse allo sviluppo motorio, ma anche al potenziamento di altre capacità che garantiscono al bambino uno sviluppo armonico sotto diversi aspetti. Lo sviluppo motorio così inteso è, dunque, da favorire attraverso un intervento di assecondamento della naturale predisposizione al movimento ed alle esperienze senso-percettive del bambino, di stimolo all’apprendimento delle prime abilità di base, di sollecitazioni delle capacità di movimento. Il corpo assume un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo del comportamento sociale del soggetto, in quanto è il mezzo privilegiato per esprimere emozioni, comunicare apertura verso gli altri, opporre rifiuto. Occorre dunque saper dare valore alla “voce” del corpo, una voce singolare che esprime il soggetto nel silenzio e nel valore dei gesti.
Un’altra prerogativa dell’educazione motoria è quella di dimostrare come essa possegga i mezzi validi e scientifici che garantiscono, attraverso il gioco e il movimento, l’apprendimento e lo studio di altre discipline come ad esempio la matematica, l’italiano e la storia.Il nuovo concetto di “fare scuola” parte dunque dalla modifica di quei setting scolastici che ostacolano la libertà di espressione e di movimento dei singoli alunni. Uno degli aspetti negativi che limitano questa nuova idea è sicuramente dato dalla presenza di banchi che costringono i nostri alunni a rimanere per ore seduti. I banchi, definiscono uno status dei contesti dell’insegnare; le loro posizioni assegnano i ruoli e prefigurano i vincoli delle azioni e delle relazioni asimmetriche e di potere che in esso sono destinate a svolgersi. L’esortazione a cercare di “spostare i banchi” racchiude al proprio interno l’idea di organizzare un tipo di didattica che esuli l’idea di far trascorrere ai bambini intere ore seduti su di una sedia affrontando spesso lezioni che suscitano poco interesse e portano ad avere un distacco netto con l’insegnante.
Spostare i banchi significa fare un tipo di attività didattica che consenta al bambino di muoversi e divertirsi suscitando maggiore interesse e partecipazione rispetto all’utilizzo di didattiche che portano ad un tipo di insegnamento così detto “frontale”, non trascurando ovviamente l’obiettivo finale che rimane la crescita culturale di ogni singolo alunno. Per garantire una veridicità al lavoro svolto, prendendo spunto da una serie di lavori che vedono il movimento come il punto di partenza per una valida e concreta didattica curriculare, ho proceduto alla descrizione di un gioco didattico che ha il compito di consentire al bambino oltre che ad un miglioramento delle capacità motorie e senso-percettive, l’apprendimento e il potenziamento relativo alla padronanza della lingua italiana.
Organizzazione del gioco
Dividere la classe in due gruppi omogenei.
Inizio del gioco
Al “via”, ogni singolo partecipante dovrà effettuare degli “slalom” tra alcuni coni posizionati in precedenza dall’insegnante. Alla fine del percorso sarà presente una scatola contenente una serie di fogli, dove ognuno di essi riporterà una lettera dell’alfabeto. Una volta che il primo giocatore pescherà la lettera contenuta nel foglio, potrà partire il secondo concorrente, e così via. Al termine dei 5 minuti regolamentari stabiliti in precedenza, entrambe le squadre dovranno cercare di formulare il maggior numero di parole tramite le lettere estrapolate dalla scatola. Vince la squadra che riuscirà a formare il maggior numero di parole.
Alternative
Inglese: costruire frasi in lingua inglese.
In conclusione, dunque, abbiamo visto come l’educazione motoria possa rappresentare per la scuola primaria un momento fondamentale per la crescita di ogni singolo alunno. Ho cercato di mettere in evidenza come la via per un’autentica e integrata educazione risulti maggiormente facilitata e completa se la si percorre mediante dispositivi educativi che individuano nel corpo e nelle sue forme espressive, quali il gioco ed il movimento, l’elemento cardine. Per un insegnante, un operatore, l’aspetto dell’ascolto del corpo che si fa relazione è un percorso interessante su cui confrontarsi direttamente ed avviare vere e proprie indagini personali. È proprio da questa tipologia di pensiero che si deve partire, affinché si possa comprendere realmente qual è lo scopo dell’educazione motoria e come essa possa rappresentare, nella scuola primaria, un punto cruciale per l’educazione di ogni singolo alunno.
Articolo curato dal Dott. Giuseppe Rumeo

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