Si stima che oltre il 30% della popolazione mondiale sia affetta da una o più malattie allergiche. Le allergie più comuni in tutto il mondo includono allergie al polline, agli acari della polvere domestica, alla forfora degli animali e ad alcuni allergeni alimentari. La loro elevata prevalenza può essere dovuta a una combinazione di fattori genetici e ambientali. L’esposizione ad allergeni, inquinanti e cambiamenti nelle condizioni di vita possono influenzare la risposta immunitaria di una persona. In generale, l’allergia è una reazione eccessiva del sistema immunitario a una sostanza normalmente innocua, di solito una proteina, che si manifesta con eruzione cutanea, starnuti, gonfiore delle mucose o altre condizioni anomale. Il termine “allergia” fu coniato per la prima volta nei primi anni del 1900 da Clemens von Pirquet (1874–1929), che fu il primo a riconoscere che gli anticorpi che, non solo mediano le risposte immunitarie protettive, ma possono anche essere la causa di reazioni di ipersensibilità. I mastociti (MC) fanno parte del sistema immunitario innato e sono le cellule effettrici chiave delle reazioni allergiche di ipersensibilità di tipo 1 e di altre malattie infiammatorie. I mastociti promuovono l’infiammazione rilasciando un’ampia gamma di mediatori infiammatori e svolgono un ruolo chiave nella patogenesi delle malattie allergiche, tra cui rinite allergica, asma, dermatite atopica, allergia alimentare, allergia ai farmaci. Per il trattamento o la prevenzione delle malattie allergiche, la nutraceutica, potrebbe essere di interesse. Il termine “nutraceutico” è stato coniato da DeFelice nel 1989 dalle parole “nutrizione” e “farmaceutico” ed è definito come “un alimento o parte di un alimento che fornisce benefici per la salute, tra cui la prevenzione e il trattamento di una malattia”.


Si visto che la rinite allergica stagionale lieve da polline (AR) trattata con terapia adiuvante intra-nasale, insieme alla con vitamina D, ha mostrato una riduzione dei sintomi del 40%. La vitamina D può essere un adiuvante efficace nei pazienti con rinite, sopprimendo i mediatori infiammatori. La somministrazione orale della quercetina a pazienti adulti con sintomi allergici di rinite, ha determinato una riduzione del punteggio totale dei sintomi del 27%, e disturbi del sonno del 40%. Il consumo giornaliero di tè verde contenente EGCG, ha ridotto i sintomi di naso che cola, prurito agli occhi e lacrimazione. Altri pazienti adulti affetti da rinite trattati con resveratrolo hanno mostrato una riduzione dei sintomi nasali rispetto al gruppo placebo. Come effetto correlato, il resveratrolo ha ridotto i livelli di IgE, IL-4, TNF- ed eosinofili nel sangue. La somministrazione di curcumina in capsule ad adulti con rinite perenne, ha ridotto i sintomi nasali del 60%, e la curcumina ha anche ridotto i livelli di citochine di IL-4 e TNF- nelle cellule mononucleate del sangue. La curcumina quindi, è in grado di aumentare la produzione di IL-10, migliorando così il flusso d’aria nasale.
Poiché la prevalenza delle malattie allergiche continua ad aumentare, è necessario sviluppare strategie terapeutiche e preventive appropriate. Pertanto, i componenti dietetici con effetti immuno-modulatori sui mastociti, potrebbero essere di interesse. Questi includono composti vegetali come carotenoidi, flavonoidi, polimetossiflavonoidi e resveratrolo, nonché spezie. Inoltre, si è scoperto che altri componenti della dieta quotidiana come acidi grassi, amminoacidi e vitamine hanno effetti immuno-modulatori sulle malattie allergiche. Si è notato quindi che il butirrato (SCFA), la vitamina D (calcitriolo), e i polifenoli come kaempferolo, quercetina, luteolina e resveratrolo, nonché spezie come curcumina e cannella, hanno mostrato gli effetti inibitori più potenti sui mastociti. Tuttavia, la somministrazione orale di questi nutrienti tramite una dieta normale potrebbe non essere pratica perché le concentrazioni negli alimenti o nella polvere di radice di curcuma potrebbero non essere sufficienti.
In questo contesto, “biodisponibilità” si riferisce alla frazione del nutraceutico ingerito che è accessibile per l’assorbimento a livello del tratto gastrointestinale (GIT), metabolizzata e distribuita agli organi e ai tessuti. Molte sostanze vengono perse dopo la somministrazione orale, a causa di vari fattori: endogeni ed esogeni, come le proprietà fisico-chimiche dei nutraceutici, la matrice alimentare, la lavorazione e la conservazione degli alimenti possono influenzare la biodisponibilità dei nutraceutici. Anche l’eà, caratteristiche genetiche e lo stato di salute dei consumatori sono fattori aggiuntivi che influenzano la digestione degli alimenti e possono anche influenzare la biodisponibilità orale dei nutraceutici. Anche la solubilità, la lipofilia e la permeabilità influenzano la biodisponibilità dei nutraceutici. Le biomolecole lipofile come la vitamina D, i carotenoidi o gli acidi grassi polinsaturi omega-3 sono scarsamente solubili nei fluidi del tratto digerente e hanno una bassa biodisponibilità. Al confronto, le biomolecole idrofile come le catechine hanno un’elevata solubilità ma sono più difficili da trasportare attraverso il doppio strato lipofilo delle cellule epiteliali. Ad esempio, l’EGCG del thè verde, ha un’elevata solubilità ma una scarsa permeabilità della membrana cellulare, mentre la curcumina ha una bassa solubilità e una bassa permeabilità della membrana cellulare. Il resveratrolo ha una bassa solubilità ma un’elevata permeabilità della membrana cellulare. Ciò evidenzia l’importanza di diversi sistemi di somministrazione a seconda delle caratteristiche del nutraceutico. Pertanto, sono state analizzate forme di somministrazione alternative per i nutraceutici in modo da aumentare la loro biodisponibilità. Un modo per migliorare la scarsa biodisponibilità dei nutraceutici è somministrare in concomitanza un potente bio-potenziatore, come la piperina, dal pepe nero. La piperina è un noto inibitore della glucuronidazione epatica e intestinale e porta a un aumento della biodisponibilità orale della curcumina e del resveratrolo. L’uso di nano-trasportatori per i nutraceutici ha dimostrato di essere un metodo efficace per aumentare la biodisponibilità dei stessi. Migliorano l’idrosolubilità dei nutraceutici, controllano il loro rilascio nel tratto gastrointestinale, prolungano il tempo di residenza nel tratto gastrointestinale e migliorano la permeazione intestinale e la distribuzione transcellulare. Questi materiali possono essere polisaccaridi vegetali o proteine alimentari. Ad esempio, l’incapsulamento in micelle di caseina proteica protegge la vitamina D dal fluido gastrico e da una biodisponibilità quattro volte superiore rispetto alla vitamina D libera. L’incapsulamento del resveratrolo in nanoparticelle a base di zeina aumenta la biodisponibilità orale fino al 50% e fornisce livelli plasmatici elevati e prolungati di resveratrolo per oltre 48 ore. Un’altra possibilità è il confezionamento di nutraceutici con trasportari a base lipidica. Infatti il fitosoma di quercetina di nuova concezione è stato in grado di raggiungere livelli plasmatici di quercetina molto elevati, ovvero fino a 20 volte superiori al livello usuale di una dose di quercetina somministrata per via orale, e non ha avuto effetti collaterali. Grazie alle loro piccole dimensioni e all’elevata area superficiale, le nanoparticelle consentono ai nutraceutici di penetrare in profondità nei tessuti e di essere assorbiti in modo efficiente dalle cellule. Ciò si traduce in una distribuzione più efficiente delle sostanze al sito bersaglio fisiologico.
BIBLIOGRAFIA
Kaag, S.; Lorentz, A. Effects of Dietary Components on Mast Cells: Possible Use as Nutraceuticals for Allergies? Cells 2023, 12, 2602.
