La postura ottimale per il recupero dallo sforzo fisico

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Gli atleti di tutti i livelli, sono costantemente alla ricerca di strategie per ridurre il tempo di recupero e aumentare la prestazione atletica. Il sistema respiratorio svolge un ruolo cruciale nel metabolizzare i sottoprodotti metabolici, come gli ioni idrogeno (H +) e anidride carbonica (CO2), per mantenere l’omeostasi, l’equilibrio acido-base e mantenere la funzionalità del processo di accoppiamento “eccitazione-contrazione” del tesuto muscolare interessato. Il fallimento del mantenimento dell’omeostasi acido-base durante l’esercizio fisico, può avere effetti negativi sulle prestazioni e può verificarsi quando il sistema respiratorio non ha la capacità di aumentare la ventilazione alveolare o diaframmatica durante l’esercizio fisico. Un aumento della ventilazione potrebbe condurre ad un aumento del volume corrente e ad una conservazione di frequenza respiratoria, con una respirazione più efficiente. I ricercatori hanno indagato gli effetti di diverse posture durante il recupero dall’esercizio fisico intenso e le risposte fisiologiche a queste diverse posture. La maggior parte della ricerca ha focalizzato l’attenzione su tre diverse posizioni: supino, seduto e ortostatico. La posizione eretta è la più importante postura di recupero ed è ampiamente utilizzata negli sport. Una nuova corrente di letteratura ha cercato di capire come si possa accelerare il recupero, massimizzando la superficie del diaframma o zona di apposizione (ZOA). È stato dimostrato che la ZOA è massimizzata durante la flessione del rachide piuttosto che nella sua estensione. Per questo motivo, una postura in piedi con le mani sulla testa (HH) potrebbe essere meno vantaggiosa, rispetto a quella in piedi con mani sulle ginocchia (HK). La posizione di recupero può anche influenzare la funzione autonoma, la quale potrebbe portare ad una ripresa più rapida durante la performance. Per monitorare lo stato di allenamento di un atleta la risposta all’allenamento viene usato il “recupero delle risorse umane” (HRR). Un HRR maggiore è il risultato di miglioramenti nella capacità aerobica, mentre un risultato dell’HRR minore, simboleggia prestazioni compromesse e una maggiore possibilità di affaticamento. È stato visto un recupero migliore in posizione supina, dopo un esercizio di sprint nei giovani calciatori, dovuto ad una riattivazione parasimpatica durante il recupero dall’esercizio. La mediazione baroriflessa e prolungata, che si verifica durante l’espirazione, occorre per migliorare l’efficienza dello scambio di gas. Il presente studio ha studiato gli effetti di due diverse posture di recupero (in piedi con mani alla testa = HH vs postura in piedi mani alle ginocchia = HK) su sprint ripetuto, in atleti di calcio femminile allenati.

I risultati dell’indagine, mostrano un recupero migliore, un maggiore volume corrente e volume di Co2, con la postura mani alle ginocchia, rispetto alla postura mani alla testa, dopo intervalli ad alta intensità. La postura con mani alle ginocchia (HK), causa flessione toracica e rotazione interna della gabbia toracica, portando ad ottimizzare lo ZOA o superficie funzionale del diaframma. L’ottimizzazione dello ZOA consente al diaframma di funzionare con la massima efficienza. Questo potrebbe spiegare la maggiore risposta cardiorespiratoria dovuta a questo tipo di postura, in soggetti con ostruzione cronica, malattia polmonare, la quale porta ad una riduzione della sensazione di dispnea. Al contrario, la postura con mani alla testa, promuove estensione toracica, che è associata con rotazione esterna della gabbia toracica e riduzione della superficie funzionale diaframmatica. Questa postura con mani alla testa, provoca un funzionamento non ottimale del diaframma, diminuendo la sua efficienza meccanica. Svolgendo una flessione della spalla dai 90° in sù, come osservato nella postura con mani alla testa, si va a modificare l’impedenza della gabbia toracica e della parete addominale. La raccolta delle braccia causa un atteggiamento passivo della parete toracica e addominale (posizione troppo allungata), rendendo meno efficace la respirazione. Una regione addominale eccessivamente estesa può ridurre la sua capacità opporsi efficacemente al diaframma, portando a risultati meno efficaci della meccanica respiratoria. Si suggerisce che la Postura mani alle ginocchia, migliora la capacità di espirazione dei muscoli dell’addome, portando ad un leggero aumento di VCO2, simbolo di una migliore risposta ventilatoria.

È stato visto che il rafforzamento delle braccia, migliora il funzionamento delle vie respiratorie, diminuendo le richieste posturali del diaframma, muscoli intercostali e addominali, durante la postura mani alle ginocchia. I ricercatoi hanno esaminato gli effetti della postura sull’attività respiratoria dei muscoli addominali. Con una posizione seduta e i gomiti sulle ginocchia, si riesce ad avere un atteggiamento di avanzamento degli addominali durante la flessione del tronco. In questa posizione si verifica un riflesso di allungamento maggiore durante l’espirazione, aumentando a sua volta l’ispirazione e riducendo la sensazione di dispnea. La flessione della spalla di 90 °, amplifica molto la funzione respiratoria, alterando le risposte ventilatorie statiche rispetto ala flessione della spalla al di sotto dei 90 °. Uno studio di Couser et al. ha esaminato il reclutamento dei muscoli respiratori e ventilatori con braccia sollevate e braccia abbassate, suggerendo che vi è un aumento della domanda metabolica (VO2, VCO2 e HR) con braccia elevate sopra i 90°, rispetto a braccia sotto i 90°. I risultati di questo studio indicano che la posizione a braccia sulle ginocchia, è una valida opzione quando le posizioni supine non sono fattibili.

La capacità di recuperare più velocemente dall’esercizio è una parte cruciale dell’ottimizzazione delle prestazioni atletiche. Sulla base dei risultati, la postura in piedi con braccia alle ginocchia, migliora significativamente il recupero delle risorse energetiche, rispetto alla postura in piedi con mani alla testa. Gli effetti positivi sono dovuti in sintesi, ad un miglioramento delle influenze parasimpatiche e della meccanica cardiorespiratoria.

BIBLIOGRAFIA

Joana V. Michaelson, Lorrie R. Brilla, David N. Suprak, Wren L. McLaughlin, and Dylan T. Dahlquist “Effects of Two Different Recovery Postures during High-Intensity Interval Training” Translational Journal of the ACSM, Volume 4, Number 4, 2019.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologia Clinica / Nutrizione Umana / Nutraceutica e Longevità / mail: dott.fabioperna@gmail.com

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