L’articolazione del gomito presenta numerosi capi articolari a loro volta coinvolti in numerose articolazioni, in particolare:
● ARTICOLAZIONE OMERO-RADIALE.
● ARTICOLAZIONE OMERO-ULNARE.
● ARTICOLAZIONE RADIO-ULNARE PROSSIMALE.
Tutti i capi articolari sono chiusi in una unica capsula articolare, possono essere considerati quindi come una unica articolazione. I capi articolari sono:
○ OMERO: condilo e troclea.
○ RADIO: fossa articolare della testa.
○ ULNA: olecrano.
Sostanzialmente le articolazioni mobili sono due:
ARTICOLAZIONE OMERO-RADIALE: si tratta dell’articolazione fra la testa del radio e il condilo laterale dell’omero, si tratta di una condiloartrosi, consentirebbe sulla carta numerosissimi movimenti ma e limitata da strutture articolari vicine, legamenti e muscoli.
ARTICOLAZIONE OMERO-ULNARE: è un GINGLIMO ANGOLARE o TROCLEA, consente unicamente movimenti angolari quindi.
ARTICOLAZIONE RADIO-ULNARE PROSSIMALE: si tratta di una trocoide (ginglimo laterale); consente prono-supinazione. È importante a livello strutturale la presenza di limitazioni forti a livello di movimento per la condiloartosi radioulnare: in caso di rottura dell’articolazione è possibile rimuovere il capo articolare radiale per evitare problematiche e allo stesso tempo lasciare al paziente una articolazione funzionante. I mezzi di unione sono estremamente importanti, in particolare:
– CAPSULA ARTICOLARE con relativa membrana fibrosa che si estende:
■ OMERO:
– Lateralmente e medialmente in vicinanza delle superfici articolari.
– Anteriormente sopra alle fosse coronoidea e radiale.
– Posteriormente ai limiti della fossa olecranica.
Avvolge cioè tutti i punti di inserzione dei capi articolari sia ad articolazione rilassata che ad articolazione flessa.
■ ULNA: si inserisce sul contorno delle incisure trocleare e radiale.
■ RADIO: a livello del collo.
Fra radio e ulna, la membrana sinoviale si inserisce nelle cartilagini articolari costituendo il RECESSO SACCIFORME SUPERIORE.
I legamenti a livello strutturale importantissimi per la regolazione della solidità della articolazione e per il livello di movimento consentito. Sono tre collaterali:
■ ULNARE: si tratta di due legamenti: dall’epicondilo mediale dell’omero si allarga a ventaglio per inserirsi al margine mediale della incisura trocleare lungo la superficie che va dal processo coronoideo fino all’olecrano.
■ RADIALE che dall’epicondilo laterale con tre fasci si porta:
– ANTERIORE sulll’incisura radiale dell’ulna.
– MEDIO dietro all’incisura radiale.
– POSTERIORE sulla faccia laterale dell’olecrano.
○ ANULARE DEL RADIO: fascio fibroso che circonda la circonferenza articolare del radio e si fissa sulle estremità anteriore e posteriore dell’incisura radiale dell’ulna.
○ QUADRATO: si tratta di un fascio fibroso che connette il collo del radio all’incisura radiale dell’ulna. I movimenti consentiti a livello articolare sono quindi flessione, estensione, pronazione e supinazione. Questi ultimi due limitati a livello strutturale dalla presenza di strutture nervose muscolari e connettivali.
ARTICOLAZIONI RADIO-ULNARI
Si distinguono tre articolazioni radio-ulnari rispettivamente prossimale (coinvolta nella formazione del gomito), a distanza e distale.
● ARTICOLAZIONE RADIOULNARE A DISTANZA: struttura fibrosa che si lega alle due superfici della cresta interossea radiale e del margine interosseo ulnare, assume nel suo sviluppo prossimo-distale due nomi diversi:
– CORDA OBLIQUA nella parte alta della struttura, in particolare nella sezione più prossimale questa struttura fibrosa da lamina si diviene corda che si tende fra la cresta interossea radiale e il processo coronoideo dell’ulna.
– MEMBRANA INTEROSSEA nella parte centrale e distale, si fonde in prossimità della epifisi con la capsula della articolazione radioulnare distale.
● ARTICOLAZIONE RADIOULNARE DISTALE: si tratta di una TROCOIDE o GINGLIMO
LATERALE; consente quindi entro i limiti delle strutture circostanti movimenti di tipo laterale.
I capi articolari sono:
■ TESTA DELL’ULNA.
■ INCISURA ULNARE del RADIO.
La capsula articolare ricopre tutta la struttura della articolazione, la membrana sinoviale si estende superiormente fra le due ossa a formare il recesso sacciforme inferiore. Il disco articolare presenta una struttura particolare: si tende fra il processo stiloideo e il margine inferiore della testa dell’ulna, in pratica va ad inserirsi fra la faccia inferiore dell’ulna e le ossa semilunari a rendere le superfici articolari della articolazione radio-carpica omogenee. I movimenti rotazionali consentiti si traducono nella possibilità di generare un movimenti di pronazione o di supinazione.
MUSCOLI DEL BRACCIO
Possiamo descrivere due localizzazioni diverse per questi muscoli derivate dalla presenza di una fascia connettivale detta fascia brachiale: i dispositivi muscolari sono avvolti da questa struttura fibrosa che invia due setti inter-muscolari detti laterale e mediale che dividono di fatto i muscoli del braccio in:
● ANTERIORI: di natura prevalentemente flessoria: si tratta di quei muscoli che agiscono sulla articolazione del gomito in particolare sulla componente della troclea; sono: BICIPITE BRACHIALE, CORACOBRACHIALE E BRACHIALE.
● POSTERIORI: si natura prevalentemente estensoria, sono: TRICIPITE BRACHIALE E ANCONEO.
BICIPITE BRACHIALE: caratterizzato dalla presenza di due CAPI DI ORIGINE:
○ CAPO LUNGO: origina dalla tuberosità sopraglenoidea della scapola.
○ CAPO BREVE che origina invece a livello dell’apice del processo coracoieo.
I due capi si dirigono lateralmente verso la parte distale del braccio e giungono alla tuberosità radiale dalla quale origina una struttura fibrosa detta lacerto fibroso che si continua poi a livello dell’avambraccio con la fascia antibrachiale; nel suo percorso il muscolo scorre nella articolazione gleno-omerale e decorre nel solco intertubercolare. Si tratta di un muscolo bi-articolare, la sua azione infatti riguarda ben due articolazioni diverse:
– SCAPOLOMERALE della quale stabilizza la struttura.
– GOMITO si occupa della flessione dell’avambraccio sul braccio; inoltre ad arto prono presenta azione supinatoria. È innervato dal nervo MUSCOLOCUTANEO.
● CORACOBRACHIALE: si tratta si un muscolo che si colloca profondamente al capo breve del bicipite brachiale. Origina dal processo coracoideo della scapola, e si inserisce a livello della diafisi dell’omero nella sua parte mediale. Innervato dal nervo muscolocutaneo si occupa della flessione e adduzione dell’omero.
● BRACHIALE posto profondamente al muscolo bicipite, e piatto e largo. Origina dalle facce antero-laterale e antero-mediale dell’omero, e si inserisce a livello della tuberosita dell’ulna. Possiamo dire che il brachiale comincia dove finisce il coraco-brachiale e si sviluppa più in profondità. Presenta una innervazione particolare in quanto e innervato dal muscolocutaneo ma con una collaborazione forte da parte da parte del NERVO RADIALE,questo avviene perche il muscolo brachiale si colloca molto in profondità. Si occupa della flessione dell’avambraccio.
● TRICIPITE: robusto muscolo che presenta tre capi detti lungo laterale e medio; in particolare:
○ CAPO LUNGO: origina dal tubercolo sotto-glenoideo della scapola.
○ CAPO LATERALE: faccia posteriore dell’omero in particolare nella sua parte più prossimale e laterale.
○ CAPO MEDIALE: che origina dalla faccia posteriore dell’omero in tutta la sua lunghezza a partire dal solco del nervo radiale in senso caudale. Questi tre capi si dirigono all’olecrano dell’ulna fondendosi in un tendine robusto; sono innervati dal NERVO RADIALE. Nel suo complesso il muscolo interessa due articolazioni:
– SCAPOLOMERALE: adduce ed estende l’omero.
– GOMITO estende l’avanbraccio sul braccio.
● ANCONEO: piccolo muscolo triangolare appiattito che in continuità con la parte infero-laterale del tricipite brachiale. Origina dall’epicondilo dell’omero, e si inserisce al sottostante olecrano. Si tratta di un muscolo molto breve; si occupa sostanzialmente di stabilizzare l’articolazione del gomito.
MUSCOLI DELL’AVAMBRACCIO
Sono otto muscoli suddivisi in quattro strati; la loro struttura e caratterizzata dalla presenza di:
– VENTRI CARNOSI che si collocano nella parte superiore della struttura.
– TENDINI che si localizzano invece inferiormente.
– FASCIA ANTIBRACHIALE che riveste tutte le strutture muscolari dell’avambraccio e che a livello carpale si allarga nei legamenti dorsale e ventrale che di fatto rivestono la struttura del polso obbligando i tendini dei muscoli contro il piano scheletrico. Sono presenti a livello dell’avambraccio numerose strutture funzionali alla lubrificazione delle articolazioni, in particolare:
● MEMBRANE O GUAINE MUSCOSE O SINOVIALI che facilitano lo scorrimento delle strutture legamentose e muscolari sul piano osseo; queste strutture presentano due foglietti sinoviali che si collocano:
– Uno in rapporto con la struttura tendinea.
– L’altro in rapporto alla struttura del canale osteoarticolare.
Queste strutture presentano tipicamente una struttura detta meso-tendine che altro non e se non il punto di incontro e di intersezione dei due foglietti; la struttura nel suo complesso risulta molto simile al mesotelio.
● BORSA SINOVIALE: si tratta di una struttura ancora piu consistente ed essenziale per impedire fenomeni eccessivi di attrito fra il tendine e l’osso.
MUSCOLI ANTERIORI DELL’AVAMBRACCIO
– PRONATORE ROTONDO: si tratta del piu laterale dei muscoli di questo strato. Origina con due capi:
● OMERALE: dall’epicondilo mediale dell’omero.
● ULNARE: dal processo coracoideo dell’ulna.
Si inserisce circa a metà della faccia laterale del radio. Si occupa di ruotare internamente l’avambraccio e a pronazione completa flette l’avambraccio sul braccio.
– FLESSORE RADIALE DEL CARPO: si colloca medialmente al pronatore rotondo si spinge nella fascia anti-brachiale e da origine ad un tendine con il quale si inserisce nel secondo osso metacarpale. Si occupa della flessione della mano e della sua abduzione, inoltre contribuisce alla rotazione dell’avambraccio.
– PALMARE LUNGO si colloca fra il flessore radiale del carpo e il flessore ulnare del carpo, si insinua nella fascia anti-brachiale e continua con un piccolo tendine che si inserisce nella aponeurosi palmare della mano.
– FLESSORE ULNARE DEL CARPO si colloca medialmente rispetto agli altri muscoli del braccio, anche in questo caso il muscolo origina parzialmente dall’ulna e parzialmente dal radio e si dirige distalmente in un tendine che giunge all’osso pisiforme e quindi al quinto osso metacarpale.
Agiscono a livello del polso ma anche della falangi e sono innervati dai mielomeri da C6 a T1. Sono detti anche muscoli EPITROCLEARI, la loro origine si colloca infatti a livello della porzione mediale della epifisi distale dell’omero, sulla EPITROCLEA ed e costituita da un legamento comune ai 5 muscoli; nella loro innervazione sono coinvolti i nervi MEDIANO (primi tre) E ULNARE (ultimo). Si occupano di FLETTERE LA MANO, inoltre il PRONATORE fa ruotare latero-medialmente la mano.
– MUSCOLO FLESSORE SUPERFICIALE DELLE DITA: esteso muscolo che costituisce da solo il secondo strato. Origina da due capi tendinei:
● CAPO RADIALE prossimale alla faccia anteriore del radio.
● CAPO OMERO-ULNARE dall’epicondilo mediale dell’omero e dal processo coracoideo dell’ulna.
Fra questi due capi si tende una struttura tendinea dalla quale originano le fibre muscolari. Le fibre proseguono fino a meta dell’avambraccio ove il muscolo si divide in quattro ventri che danno origine a quattro tendini che raggiungono tutte le dita della mano eccetto la prima insinuandosi a livello delle FALANGI PROSSIMALI. L’innervazione e garantita dai nervi mediano e ulnare.
○ MUCOLO FLESSORE LUNGO DEL POLLICE si colloca lateralmente. Origina faccia anteriore del radio nonche dal processo coracoideo dell’ulna, e si inserisce a livello della seconda falange del pollice sulla faccia palmare. Innervato dal nervo mediano.
○ FLESSORE PROFONDO DELLE DITA: si colloca medialmente al precedente. Origina dal corpo dell’ulna e dal margine interosseo del radio. Si sviluppa a meta dell’avambraccio in quattro ventri i cui tendini si inseriscono a livello delle falangi distali sulla faccia palmare. L’innervazione e garantita dai nervi mediano e ulnare. Si occupa della flessione delle falangi.
– PRONATORE QUADRATO muscolo piatto e quadrilatero che si occupa della pronazione del polso. Origina dal corpo dell’ulna nella sua porzione distale, e si inserisce a livello del radio nel suo margine anteriore distale. L’innervazione e garantita dal nevo mediano.
MUSCOLI LATERALI DELL’AVAMBRACCIO
– BRACHIO RADIALE: il più anteriore e il più lungo dei muscoli laterali. Origina anteriormente all’omero dalla cresta sopracondiloidea dell’epicondilo laterale e circa a meta dell’avambraccio si continua in un tendine, e si inserisce a livello della epifisi distale del radio sul processo stiloideo. Si occupa della flessione dell’avambraccio sul braccio e mantiene l’avanbraccio in una posizione a metà fra pronazione e supinazione. Innervato dal nervo radiale si occupa della flessione della articolazione, e l’unico muscolo innervato dal radiale che non presenta natura estensoria.
● ESTENSORE RADIALE LUNGO DEL CARPO si colloca dorsalmente al precedente. Origina dal margine laterale dell’omero, in particolare dalla cresta epicondiloidea dell’epicondilo laterale e si continua a livello palmare con un grosso tendine, e si inserisce a livello del secondo metacarpale. È innervato dal nervo radiale.
● ESTENSORE RADIALE BREVE DEL CARPO: il più posteriore e breve dei muscoli laterali dell’avambraccio. Origina dall’epicondilo dell’omero in particolare dalla capsula dell’articolazione del gomito e dalla fascia antibrachiale, e si inserisce a livello del terzo osso metacarpale. Questi ultimi due sono muscoli innervati sempre dal nervo radiale e presentano natura tipicamente estensoria.
MUSCOLI POSTERIORI DELL’AVAMBRACCIO
Si tratta di otto muscoli che presentano una disposizione su due piani:
– ESTENSORE COMUNE DELLE DITA si tratta del più laterale dei tre muscoli dello strato superficiale. Origin
a dalla faccia posteriore dell’epicondilo laterale dell’omero nonché dal legamento collaterale radiale. Poco sotto la meta dell’avambraccio prosegue in quattro tendini che si inseriscono a livello del dorso della mano sulle falangi delle prime quattro dita. Si occupa della estensione delle prime quattro dita della mano.
– ESTENSORE PROPRIO DEL MIGNOLO si colloca medialmente al muscolo estensore delle dita. Origina dalla faccia posteriore dell’epicondilo laterale e dalla fascia anti-brachiale, e si inserisce con un tendine a livello del tendine del muscolo estensore comune delle dita, da questo raggiunge il mignolo. Consente la estensione indipendente del mignolo.
– ESTENSORE ULNARE DEL CARPO: e il più mediale dei tre. Origina a livello dell’epicondilo mediale e dalla fascia anti-brachiale. A metà circa della struttura del braccio con un tendine giunge al dorso della mano e si inserisce sulla faccia mediale della base del quinto osso metacarpale.
– SUPINATORE PROFONDO DELL’ANCONEO si tratta del muscolo più breve dello strato profondo, unisce omero e radio. Origina dall’epicondilo laterale dell’omero e dai legamenti collaterale radiale, anulare del radio, e si inserisce a livello della epifisi del radio, i suoi fasci si dirigono infatti anteriormente, in basso e lateralmente. Ruota esternamente il braccio nella supinazione.
– ABDUTTORE LUNGO DEL POLLICE il più laterale. Origina dalle facce posteriori di ulna e radio nonché dalla membrana interossea, e si inserisce dirigendosi caudalmente sul primo metacarpale.
– ESTENSORE BREVE DEL POLLICE: si colloca medialmente al muscolo adduttore lungo del pollice. Origina a livello del radio in particolare dalla faccia posteriore e ne circonda il corpo, e si inserisce a livello della prima falange del pollice sulla faccia dorsale.
– ESTENSORE LUNGO DEL POLLICE posto fra il muscolo estensore breve del pollice ed estensore proprio dell’indice. Origina dalla membrana interossea e dalla faccia posteriore dell’ulna, e si inserisce a livello della faccia dorsale del primo metacarpale. Estende la falange distale e abduce il pollice.
– ESTENSORE PROPRIO DELL’INDICE il più mediale di tutti i muscoli dello strato profondo della muscolatura posteriore dell’avambraccio. Origina dalla membrana interossea e dalla faccia posteriore dell’ulna, e si inserisce a livello della seconda e terza falange dell’indice unendosi pero al muscolo estensore delle dita. L’innervazione di questi muscoli e garantita dal nervo radiale.
