Nel 1980, il termine cardiopatia diabetica, è emerso per descrivere la combinazione di ateroma coronarico, cardiomiopatia, microangiopatia e neuropatia autonomica. Anche il National Institute of Health (NIH), descrive la cardiopatia diabetica, come la presenza di malattie cardiache, in soggetti diabetici, che comprendono: malattia coronarica, insufficienza cardiaca e / o cardiomiopatia. È una definizione ampia che racchiude una gamma di diverse malattie del miocardio nella popolazione diabetica. L’eziologia è multifattoriale e rimane irrisolta, ma prove crescenti suggeriscono fattori predisponenti, quali, l’iperglicemia e insulino-resistenza. Ulteriori fattori di rischio sono: ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, malattia coronarica, malattia microvascolare / cardiaca e la neuropatia.
ESERCIZIO FISICO COME TRATTAMENTO TERAPEUTICO
Uno stile di vita più attivo, attraverso l’esercizio fisico, è uno strumento efficace nel rendere sinergico il regime terapeutico e gli effetti della farmacoterapia del diabete, portando così a ridurre significativamente i rischi di eventi cardiovascolari. L’American Diabetes Association (ADA) e il programma di prevenzione del diabete (DPP), hanno sempre sostenuto l’esercizio fisico come coadiuvante per rafforzare la gestione e prevenzione della cardiopatia diabetica. Studi sperimentali hanno dimostrato che un appropriato volume e intensità di esercizio, possono migliorare la disfunzione del miocardio attraverso il miglioramento, del massimo consumo di ossigeno (VO2max), frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), volume diastolico e sistolico LV, soglia ventilatoria, gittata cardiaca e funzione diastolica.
CARDIO-PROTEZIONE MEDIATA DALL’ESERCIZIO FISICO
L’esercizio fisico, può ripristinare la funzione miocardica, attraverso il miglioramento del VO2max, funzione endoteliale, funzione ventricolare sistolica e diastolica sinistra e pressione sanguigna. Il VO2max, forte indicatore per l’idoneità cardiorespiratoria e predittore indipendente di mortalità cardiovascolare, è stato migliorato del 12-16%, sia in donne post-menopausa obese, sia in individui obesi con diabete di tipo 2, in risposta all’esercizio fisico di moderata intensità. Tjonna et al. hanno dimostrato che l’esercizio, sia di moderata che di alta intensità, è in grado di migliorare il VO2max. Il tessuto cardiaco ha un metabolismo estremamente alto, e di conseguenza, la funzione cardiaca dipende da un adeguato flusso sanguigno coronarico. Quindi, una disfunzione arteriosa coronarica, ha un impatto diretto sulla funzione miocardica.
Un’intensità moderata di esercizio fisico, in 8 settimane, in soggetti con diabete mellito di tipo 2, ha migliorato in modo significativo la funzione endoteliale. L’intervento farmacologico da solo non è sufficiente a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari nelle persone con diabete di tipo 2. Infatti, la terapia farmacologica diabetica, può anche esacerbare eventi cardiovascolari nel diabete. L’esercizio fisico, in aggiunta al trattamento anti-diabetico (con insulina o ipoglicemizzante orale farmaci), ha ridotto l’incidenza di malattie cardiovascolari e migliorato il VO2max. Meta-analisi hanno dimostrato, che l’aumento dell’attività fisica è inversamente correlata al rischio cardiovascolare e mortalità nel diabete di tipo 2. È interessante notare che i miglioramenti riportati nel controllo della glicemia e funzione miocardica, sembrano essere collegati alla riduzione dell’adiposità e ad un miglioramento della sensibilità insulinica. Infatti, la diminuzione del grasso viscerale, è associato a più bassi livelli di adipochine, le quali sono determinanti per l’omeostasi metabolica e vascolare.
Un miglioramento della forza muscolare, può anche facilitare l’assorbimento di glucosio, indipendentemente dall’azione dell’insulina, grazie all’aumento delle contrazioni muscolari, che migliorano la traslocazione di GLUT-4 al muscolo scheletrico e al sarcolemma. L’effetto cardio-protettivo dell’esercizio fisico nel diabete, è principalmente dovuto al miglioramento dell’utilizzo del substrato energetico nel miocardico, correggendo il disallineamento tra assorbimento di FFA e metabolismo ossidativo.
Esiste anche una relazione univoca tra stress ossidativo e funzione cardiaca. Un notevole numero di studi clinici, ha dimostrato l’effetto favorevole dell’esercizio sullo stress ossidativo, in soggetti diabetici. Alcuni rapporti suggeriscono che l’esercizio fisico, è in grado di sovraregolare le espressioni proteiche da shock termico per aumentare la capacità antiossidante nel diabete. L’esercizio attiva il mediatore antiossidante, eritroide nucleare 2 fattore correlato a p45 (Nrf2), per aumentare l’espressione di glutatione miocardico e tamponare lo stress ossidativo. È stato riportato che l’esercizio fisico può ridurre l’infiammazione sistemica nei soggetti con diabete di tipo 2.Uno studio con follow-up di 18 anni, in individui con diabete 2, di mezza età, che erano altamente coinvolti in protocolli di esercizio fisico di intensità moderata, ha segnalato una marcata riduzione della sensibilità alla Proteina C-reattiva (hs-CRP), associata ad una riduzione di mortalità per malattia coronarica. Le persone obese con diabete 2, che sono state sottoposte a un allenamento aerobico di 16 settimane, hanno raggiunto una sostanziale riduzione dell’aterosclerosi e insufficienza cardiaca.

Sulla base di prove solide da studi molecolari, si sostiene che l’esercizio è fondamentale per migliorare e controllare la progressione del diabete. Dalla comprensione dei benefici dell’esercizio sulla funzione cardiaca nel diabete, occorre un senso di urgenza, nell’utilizzo di questo strumento come integrazione terapeutica.
BIBLIOGRAFIA
Lew et al. “Exercise mediated protection of diabetic heart through modulation of microRNA mediated molecular pathways” Review, Cardiovasc Diabetol (2017) 16:10 DOI 10.1186/s12933-016-0484-4.
