Effetti dell’Esercizio Fisico nella Poliomielite e Sindrome di Guillain-Barré

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SINDROME POST-POLIO

La poliomielite è una malattia virale acuta che attacca le cellule anteriori del corno dei motoneuroni inferiori. La poliomielite causa paresi flaccida, paralisi e atrofia nei gruppi muscolari affetti, con sintomi di affaticamento, debolezza e dolore. La fase acuta di 2 mesi della malattia è seguita da un periodo di recupero funzionale. Un maggior grado di recupero avviene quando la percentuale di motoneuroni danneggiati, non supera il 50%. Successivamente, quandosi raggiunge la stabilità clinica, i motoneuroni rimanenti non sono in grado di generare nuovi germogli e la denervazione supera la reinnervazione. Questo deficit, porta a sintomi come stanchezza, debolezza, dolore, atrofia muscolare, intolleranza al freddo, spasmi muscolari e crampi, con difficoltà di eseguire le attività di vita quotidiana (ADL). Sono riconosciuti due sottotipi di Sindrome Post-polio:

– Postpolio con progressiva atrofia muscolare, che è equiparato a sintomi neurologici (cioè perdita di unità motorie residue).

– Postpolio con sintomi Muscolo-scheletrici, che porta a “usura” sulle articolazioni non causate da alterazioni neurologiche.

La sindrome postpolio è più intensa nei muscoli delle gambe. L’aumento dello stress sull’indebolimento dei muscoli aumenta l’instabilità articolare. Il danno virale alla formazione reticolare, l’ipotalamo, i nuclei talamici e ai neuroni dopaminergici diminuiscono l’attività corticale, riducendo così l’elaborazione delle informazioni e l’elaborazione motoria. Questi soggetti hanno bassi livelli di dopamina e ciò può contribuire al degrado cognitivo.

SINDROME DI GUILLAIN-BARRÉ

La sindrome di Guillain-Barré è una patologia autoimmune che può comportare un periodo di auto-limitazione (8-16 mesi) di disfunzione motoria, sensoriale o autonomica. Viene descritta come un polineuropatia demielinizzante infiammatoria acuta, caratterizzata da progressiva debolezza muscolare ascendente simmetrica, con paralisi e iporeflessia. I nervi periferici e le radici spinali sono i principali siti di demielinizzazione, ma possono essere coinvolti anche i nervi cranici. Il recupero è associato alla rimielinizzazione. Esistono diversi sottotipi patologici ed eziologici:

• Polineuropatia demielinizzante infiammatoria acuta (AIDP)

• Neuropatia assonale motoria acuta (AMAN)

• Sindrome di Miller-Fisher (MFS)

• Neuropatia panautonomica acuta

È generalmente preceduta da un’infezione batterica o virale antecedente (Campylobacter jejuni, o Citomegalovirus acuto). I sintomi sensoriali spesso precedono la debolezza motoria. Circa il 20% dei soggetti sviluppano insufficienza respiratoria. All’esordio, il 60% dei pazienti ha debolezza in tutti e quattro gli arti. Il tasso di mortalità varia dal 2% al 6% con la morte generalmente causata dalle complicanze respiratorie. Oltre il 75% dei soggetti può avere un recupero completo o quasi completo.

FISIOLOGIA CLINICA DELL’ESERCIZIO FISICO: SINDROME POST-POLIO

Sono stati riportati studi dove si spiega che capacità aerobica (V˙O2 di picco) era significativamente correlato alla forza muscolare negli arti inferiori. Ciò suggerisce fortemente che il picco di VO2 è dipendente dalla scarsa forza delle gambe. Di conseguenza, l’American College of Sports Medicine, sostiene un training ad un ergometro che coinvolga arti superiori e inferiori. I miglioramenti nel VO2 di picco si oservano con un esercizio fisico che va da 8 a 22 settimane e non si riportano effetti avversi. Studi che hanno coinvolto queste persone in regimi di allenamento di resistenza agli arti inferiori, per un periodo di 6-12 settimane, hanno mostrato aumenti significativi nella forza e alcuni partecipanti sono diventati meno sintomatici. La persona dovrebbe iniziare da una bassa intensità e gradualmente aumentare fino ad una moderata, ma non ad alta intensità.

FISIOLOGIA CLINICA DELL’ESERCIZIO FISICO: SINDROME DI GUILLAIN-BARRÉ

Le strategie di riabilitazione sono simili a quelle per altre malattie neuromuscolari. La debolezza motoria è stata associata all’accorciamento muscolare, risultante da contratture articolari e ciò può essere impedito con esercizio fisico giornaliero adattato, anche in fase stabile. L’esercizio in fase iniziale, dovrebbe includere un programma di rafforzamento a bassa intensità che coinvolge la componente isometrica, isotonica, isocinetica, attentamente adattato alla gravità della condizione. Perdite propriocettive, possono causare atassia (perdita della capacità di coordinare i movimenti). Esercizi ripetitivi che coinvolgono movimenti di tutto il corpo, contribuiranno a migliorare la coordinazione. Dopo la riabilitazione ospedaliera, nella fase stabile, il 19%-50% di queste persone, avrà ipotensione posturale, e uno degli obiettivi nella stabilità clinica, dovrebbe essere migliorare la velocità di conduzione nervosa ed eseguire test di forza muscolare nel tempo.

PRESCRIZIONE DELL’ESERCIZIO FISICO NELLA SINDROME POST-POLIO

Sono 5 le classificazioni che sono state sviluppate per facilitare la programmazione del training più sicura e efficace, perché se la persona non è classificata correttamente, un programma di esercizio fatto male, potrebbe danneggiare le unità motrici instabili.

– Nella classificazione 1 (ovvero nessuna poliomielite clinica), si raggruppano soggetti con più alta funzionalità e meno sintomatologia. Individui con questa classificazione non hanno storia di recente debolezza muscolare. Queste persone dovrebbero essere in grado di esercitare un’intensità aerobica del 50% -70% della frequenza cardiaca (HRR), oppure uno sforzo percepito (RPE) di 12-14 (sulla scala 6-20), o livelli di intensità in MET tra 6-9. La durata del training può essere fino a 30 minuti, 3-5 giorni a settimana. Si raccomanda che la modalità di esercizio coinvolga la muscolatura della parte superiore e inferiore del corpo

– Nella classificazione 2 (polio subclinica) non mostra nuova debolezza ma una storia di debolezza con pieno recupero. L’Esercizio per questa classificazione include un’intensità di RPE simili alla classe 1, ma i livelli di MET dovrebbero essere tra i 5-8. La durata dell’allenamento dovrebbe includere intervalli di 5 minuti, con un periodo di “riposo” di 1 minuto tra gli esercizi. Le sedute dovrebbero alternarsi con 1 giorno di riposo con la modalità della classificazione 1.

– Nella classificazione 3 (poliomielite clinicamente stabile), c’è una storia di debolezza con recupero variabile, ma non una nuova debolezza. L’intensità dell’esercizio dovrebbe includere una frequenza cardiaca del 40% -60%, oppure RPE di 11-13, con un’intensità in MET tra 4-5. La durata dovrebbe essere fino a 20 minuti totale, con intervalli non superiori a 3 minuti e con un tempo di recupero di 1 minuto fra le serie. Frequenza e modalità sono simili alla classificazione 2.

– Nella classificazione 4 (poliomielite clinicamente instabile) si registra un storia di debolezza con recupero variabile e recente storia di nuova debolezza. L’Esercizio dovrebbe includere durate di 2-3 minuti di attività, seguita da un recupero di 1-2 minuti per un tempo totale di esercizio di 15 minuti, 3 volte a settimana. Il livello di intensità dovrebbe essere, considerando la frequenza cardiaca, del 40% -50%, oppure RPE di 11-12, mentre i livelli di MET, fino a 3.

– Nella classificazione 5 (polio gravemente atrofico), si registra la più bassa funzionalità, con nuove debolezze e poco recupero dalla fase acuta. Il corpo ha una scarsa forza muscolare, atrofia e grave areflessia degli arti. L’Esercizio strutturato è generalmente controindicato. Le ADL dovrebbero essere l’esercizio fisico indicato. Uno studio ha riportato i guadagni di forza usando un allenamento isotonico di 3 serie, 12 ripetizioni ciascuno, 2 volte a settimana in giorni non consecutivi. Il carico iniziale dovrebbe corrispondere ad una percezione dello sforzo in RPE di 13-14.

Studi recenti hanno studiato gli effetti dell’esercizio in acqua. Il clima caldo riduce il dolore, i problemi di salute e la depressione. Esercizi in acqua calda, migliorano anche il condizionamento cardiovascolare.

PRESCRIZIONE DELL’ESERCIZIO FISICO NELLA SINDROME DI GUILLAIN-BARRÉ

A queste persone è consentito eseguire esercizio fisico, fino a quando inizia il dolore muscolare / affaticamento. La fatica deve essere “attentamente controllata”. Un allenamento tipo può durare circa 20-30 minuti per sessione, al 70% della frequenza cardiaca massima, lavorando sulle capacità cardiopolmonari e resistenza alla forza isocinetica. Durante la parte aerobica in bike, ci si può riposare ogni 5 minuti di lavoro ad esempio. Mentre nessun periodo di riposo è stato segnalato per una camminata. Queste persone negli studi hanno migliorato la distanza percorribile, velocità di marcia, e tempo di guida (cicloergometro) senza effetti collaterali. Una volta che la malattia inizia a stabilizzarsi, anche esercizi di potenziamento muscolare dovrebbero essere intrapresi. Questo suggerisce che un programma di esercizi che coinvolge non solo la componente aerobica ma anche allenamento di forza, da molti benefici a queste persone, infatti dopo protocolli adattati, si registravano miglioramenti nelle attività della vita quotidiana. Negli studi si precisa che dovrebbe esserci uno specialista di esercizio fisico adattato, certificato, per lavorare con queste popolazioni cliniche.

BIBLIOGRAFIA

ACSM “Foundations of Strength Training and Conditioning” 2012

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologia Clinica / Nutrizione Umana / Nutraceutica e Longevità / mail: dott.fabioperna@gmail.com

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