Con l’avanzare dell’età, l’efficienza fisica, diventa il fattore più fortemente associato alla qualità della vita e al rischio di malattie. L’OMS definisce l’invecchiamento in buona salute come “il processo di sviluppo e mantenimento delle abilità funzionali e del benessere in età avanzata” Ma quali fattori sono associati alla funzione e, in secondo luogo, all’autonomia personale? L’OMS distingue due tipi di fattori. Il primo tipo rientra in quella che viene chiamata capacità intrinseca e il secondo tipo è l’ambiente. La capacità intrinseca è definita come “l’insieme di tutte le capacità fisiche e mentali che un individuo ha, ed è il risultato di genetica, stili di vita, cambiamenti dovuti all’invecchiamento e sindromi geriatriche più ampie. Pertanto, in un ambiente stabile, la funzione è determinata principalmente da capacità intrinseca della persona. Tuttavia, la capacità intrinseca inizia a diminuire a un certo punto ad un tasso costante (1% all’anno) non appena il processo di maturità è completato (intorno ai 20-25 anni di età). Quando il declino della capacità intrinseca raggiunge una certa soglia, da cui derivano le sfide dell’ambiente, non è più possibile superarle e la disabilità appare evidente.

Nel frattempo, poiché la capacità intrinseca diminuisce, viene meno anche la componente: riserva funzionale. La riserva funzionale è essenziale, per evitare che i fattori di stress influiscano sulla qualità di vita. Di conseguenza, quando la capacità intrinseca e la riserva funzionale sono bassi, il rischio di ulteriore invalidità è molto alto e la possibilità di recupero è molto bassa. Poi c’è una fase nel percorso dalla salute alla disabilità, dove la capacità intrinseca è bassa, ma ancora al di sopra della soglia di disabilità, e la riserva funzionale è ridotta, ma sufficiente per ripristinare le funzioni. Questa fase del percorso, caratterizzata da alta suscettibilità a fattori di stress a bassa potenza e alto rischio di esiti avversi, pur mantenendo il potenziale di ripresa, viene chiamata fragilità. La fragilità è stata esaminata utilizzando due diversi approcci. Uno misura l’accumulo di deficit generato da un indice di fragilità; l’altro definisce un particolare fenotipo (la fragilità fenotipo), che denota i processi sottostanti in cui gli effetti del processo di invecchiamento, le malattie subcliniche e cliniche si fondono.

Il fenotipo di fragilità cattura anche i meccanismi condivisi dall’invecchiamento e da alcune malattie croniche che colpiscono organi e sistemi. Questi meccanismi vengono quindi espressi fenotipicamente come deterioramento funzionale, inclusa la fragilità. La fragilità quindi, è una sindrome clinica che colpisce più sistemi chiave tra cui quello endocrino, respiratorio, cardiovascolare e muscolare.
EFFETTI DELLA FRAGILITA’ SUL MUSCOLO SCHELETRICO
Le prove stabiliscono chiaramente che esiste un’associazione tra fragilità e struttura / funzione del muscolo scheletrico. Questo suggerisce una manifestazione clinica di un danno funzionale multi-sistemico, perché lo stesso processo di invecchiamento, compromette sia la struttura muscolare che la sua funzione. La riduzione della massa muscolare provoca una riduzione nella capacità di generazione di potenza dei muscoli e ciò porta a un inizio precoce di affaticamento che, a sua volta, accelera il passaggio da uno stile di vita indipendente a uno dipendente e sedentario. La massa muscolare magra subisce un notevole calo con l’età, soprattutto negli arti inferiori. Inoltre, la perdita di massa muscolare è stata associata a uno stato di “resistenza anabolica” dove c’è uno squilibrio della sintesi proteica muscolare, e la risposta a stimoli come esercizio fisico o alimentazione. La forza muscolare viene persa molto più rapidamente, e, cambiamenti nella qualità muscolare, avvengono anche durante l’invecchiamento. La potenza muscolare diminuisce prima e più velocemente con l’età, e sembra avere un’associazione più forte con la capacità funzionale della persona, rispetto alla forza muscolare. Come meccanismo compensatorio, i motoneuroni delle fibre adiacenti (spesso di tipo I) reinnervano le fibre muscolari denervate (spesso di tipo II) attraverso la germinazione assonale terminale, ma siccome questo meccanismo diventa difettoso con l’avanzare dell’età, si innesca comunque la perdita della massa muscolare. Rispetto al muscolo più giovane, il muscolo anziano, contiene meno cellule satellite e una percentuale di esse ha una ridotta capacità proliferativa e potenziale rigenerativo, che può spiegare l’incapacità del muscolo di rigenerarsi nel tempo. Questi risultati suggeriscono che la forza muscolare è un fattore di rischio fondamentale per malattie le cardiovascolari e di mortalità globale.
EFFETTI DELLA FRAGILITA’ SUL SISTEMA CARDIOVASCOLARE
L’incidenza e la gravità delle malattie cardiovascolari (CVD) aumenta rapidamente con l’avanzare dell’età avanzata anche in assenza di fattori di rischio, perché il processo di invecchiamento, per sua natura, peggiora la salute cardiovascolare. Le alterazioni legate all’invecchiamento coinvolgono l’endotelio, cellule muscolari lisce, ispessimento dell’intima-media (IMT), aumento della rigidità arteriosa e la dilatazione delle arterie, con conseguente ridotta capacità di risposta alle variazioni di pressione. La funzione endoteliale è correlata alla prestazione fisica, e in effetti, la compromissione dell’endotelio è correlata al difetto di anabolismo delle proteine muscolari scheletriche. Pertanto, la scarsa funzione cardiovascolare contribuisce all’inizio della fragilità. Tra specifici domini di fragilità, l’esaurimento energetico, la scarsa attività fisica, riduzione della velocità del cammino, e una debolezza muscolare, sono stati associati a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Quindi, l’esercizio fisico rappresenta un efficace strategia per migliorare questa condizione di fragilità.
EFFETTI DELLA FRAGILITA’ SUL SISTEMA ENDOCRINO
Gli ormoni sessuali diminuiscono progressivamente con l’età, mentre la globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) aumenta dai 50 anni in sù. La combinazione di questi due cambiamenti porta a una forte diminuzione del testosterone negli uomini. Il declino dei livelli di androgeni sono un potenziale meccanismo che contribuisce alla fragilità, e inoltre, studi prospettici hanno dimostrato che bassi livelli di testosterone predicono l’insorgenza della fragilità. Risultati recenti suggeriscono che l’integrazione di testosterone può facilitare i cambiamenti molecolari prodotti dall’esercizio a livello scheletrico muscolare in modo da migliorare effettivamente i benefici dell’allenamento di forza sull’efficienza fisica. Ad esempio il diabete mellito di tipo 2, è una delle malattie croniche più diffuse negli anziani e vi è una chiara relazione tra diabete e fragilità. In effetti, fragilità e sarcopenia, emergono come nuove complicazioni che portano alla disabilità, oltre alle tradizionali malattie micro e macrovascolari. La perdita di massa muscolare e / o la forza è maggiore nel diabete di lunga durata o nelle persone con HbA1C più alto, e si è visto anche che i più anziani con diabete e livello di HbA1C ≥8,5% avevano un rischio più elevato di una bassa qualità muscolare e performance fisica, rispetto ai non diabetici coetanei. Oltre al diabete, anche la sindrome metabolica è stata collegata a un aumento rischio di fragilità. La resistenza all’insulina sembra giocare un ruolo chiave nella fisiopatologia alla base della compromissione funzionale correlata al diabete, anche prima della comparsa del diabete stesso. La bassa sensibilità all’insulina è stata associata a una bassa percentuale di massa muscolare magra e l’impatto diretto della resistenza all’insulina sul muscolo scheletrico potrebbe spiegare il deterioramento della funzione fisica, in quanto vi è un aumento del contenuto di goccioline lipidiche intra-muscolari. La resistenza all’insulina peggiora la risposta anabolica delle proteine e il declino non fa che peggiorare in presenza di diabete, ovvero quando il metabolismo del glucosio è ulteriormente compromesso.

RUOLO DELL’ESERCIZIO FISICO
La capacità aerobica, cioè la capacità del cuore e dei polmoni di ossigenarsi muscoli, è stata fortemente associata a mortalità, malattie cardiovascolari, mobilità e disabilità. Di solito viene misurata la capacità aerobica tramite VO2max o di picco. Dopo la terza decade di età, questa capacità declina progressivamente, diminuendo la capacità di svolgere attività di vita quotidiana (ADL). Uno degli effetti più notevoli dell’allenamento di forza, consiste nell’aumentare il picco di VO2, un importante fattore determinante della fragilità negli anziani. Inoltre, poiché il muscolo si adatta alla resistenza, la sua capacità ossidativa aumenta con conseguente maggiore resistenza alla fatica. Linee guida dell’American College of Sports Medicine e del L’American Heart Association per gli anziani consigliano un minimo di 150 minuti a settimana di allenamento aerobico di intensità moderata (30 minuti 5 giorni alla settimana) o un minimo di 60 minuti (20 minuti 3 giorni alla settimana) di attività ad intensità elevata. Sebbene individui fragili potrebbero non essere in grado di soddisfare questa raccomandazione, aumenti anche modesti nei livelli di attività, potrebbero avere un impatto positivo sulla progressione e miglioramento della capacità funzionale. Dopo i 50 anni, circa il 3% della potenza muscolare viene persa ogni anno, tre volte più velocemente della forza. L’allenamento di potenza dovrebbe essere quindi una prescrizione e raccomandazione prioritaria negli anziani, perché migliora velocità dell’andatura e resistenza muscolare generale. I sistemi cognitivi (cioè cervelletto, ippocampo, corteccia prefrontale e parietale) hanno un ruolo importante nell’equilibrio. Con l’invecchiamento, anche tutti questi sistemi si deteriorano, aumentando il rischio di caduta. Ci sono prove che esercizi di equilibrio adattati, riducono il tasso di caduta del 24%. Questi esercizi di equilibrio sono consigliati per almeno tre giorni alla settimana. Il non prescrivere programmi di esercizio a queste persone, può essere considerato non etico, alla luce delle prove sostanziali ormai evidenti in centinaia di studi.


BIBLIOGRAFIA
J. Angulo, et al. “Physical activity and exercise: Strategies to manage frailty” Redox Biology 35 (2020) 101513
