Stress da calore in gravidanza: ecco cosa considerare per un Esercizio Fisico Ottimale

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Diversi studi sull’uomo hanno dimostrato che esiste un maggior rischio di malformazione fetale in caso di grave ipertermia (principalmente attraverso la febbre) durante la gravidanza, in quanto una temperatura corporea in gravidanza, superiore a 39,0°C (o un aumento di 1.5- 2.0°C rispetto alla linea di base), rappresenta una soglia critica per un maggior rischio di conseguenze teratogeniche (malformazioni). Le linee guida scoraggiano la pratica di bagni in acqua calda e saune durante la gravidanza, in modo da evitare l’eccessivo grado calore e di umidità. Però senza dei parametri di riferimento, i termini “caldo” e “umido” sono ambigui e soggetti all’interpretazione individuale, che potrebbe essere confusa da una percezione alterata degli stimoli termici. Data che la capacità di termoregolazione, tende ad essere maggiore durante la gravidanza, nella maggior parte dei casi, con eccessivi allarmismi, le donne andrebbero ad evitare inutilmente l’attività fisica, a causa di preoccupazioni infondate sul rischio di temperature eventualmente dannose. Quindi, se si identificano bene le condizioni climatiche, l’intensità di esercizio, durata e modalità, si può svolgere attività motoria, senza superare una temperatura interna di 39,0 ° C. E’ importante che il ginecologo valuti la capacità termoregolatoria della persona, in modo da poter consigliare il miglior esercizio fisico in riferimento all’esposizione di calore.

La revisione sistematica in questione, suggerisce che le donne incinte, possono svolgere anche 35 minuti di esercizio aerobico ad altissima intensità (~ 90% FCmax) a temperature dell’aria fino a 25°C e al 45% di umidità relativa, senza avere così il rischio di raggiungere o superare una temperatura interna di 39,0°C. Allo stesso modo, nessuno studio ha mai riportato, durante l’attività, una temperatura interna nelle donne in gravidanza, superiore ai 38,0 °, anche quando ci si allenava in acqua e al caldo, durante l’esposizione a una sauna o durante un immersione in un bagno a 40 °C per 20 minuti. Variazione della temperatura interna durante l’esercizio o all’esposizione al calore, sembra diminuire con una gravidanza progressiva (figura 3), quindi si avrebbe maggiore capacità di gestione degli sbalzi termici. Per la salute del feto, è fondamentale per le donne, che intraprendono un’attività fisica regolare prima e durante la gravidanza, liberare in maniera ottimale il calore generato dal lavoro muscolare nell’ambiente, così da mitigare l’aumento della temperatura interna. Il calore in eccesso prodotto dalle contrazioni muscolari viene prima trasferito al tessuto circostante mediante sia conduzione che convezione, attraverso il sistema circolatorio, dove sarà poi dissipato dalla pelle, attraverso evaporazione o successivamente, sudore. Il gradiente di temperatura per il trasferimento di calore, scorre dal feto verso la madre a riposo, ma questo gradiente, è invertito durante l’esercizio. Durante la gravidanza, la via principale per il trasferimento di calore tra madre e feto, avviene attraverso la parete placentare e il flusso sanguigno uterino. Con l’aumento delle temperature del nucleo materno, ci può essere una riduzione del flusso sanguigno uterino (sebbene intervangano dei meccanismi compensatori per mantenere l’apporto di nutrienti al feto). Tuttavia, l’equilibrio termico fetale è interamente dipendente dalla capacità termoregolatoria della madre. Pertanto, l’ipertermia progressiva, aumenterà il rischio di superamento della soglia teratogenica (temperatura del nucleo materno > 39,0 °C, identificata come nociva). Questa soglia teratogena si riferisce al cambiamento nella temperatura interna, in grado di indurre difetti di sviluppo del feto. Nella presente revisione sistematica, non sono mai stati trovati dati di una temperatura del nucleo superiori a 39,0 ° C, durante l’attività svolta, né variazione della temperatura interna superiore a 1,5 ° C, durante l’esercizio ad alta intensità (> 70% FCmax) o fenomeni di stress da calore passivo (figure 2 e 3, rispettivamente). Si è osservato negli studi, che avviene una riduzione dell’aumento della temperatura interna durante la progressione della gravidanza (figura 3), soprattutto durante l’esercizio in acqua (figure 2 e 3). Infatti, l’acqua ha una conduttività termina circa 25 volte maggiore, rispetto all’attività a secco. L’acqua accelera la perdita di calore, a condizione che la temperatura della stessa, sia inferiore alla temperatura della pelle. Inoltre, la pressione idrostatica durante l’immersione in acqua, comporta un riempimento cardiaco maggiore con conseguente riduzione del carico cardiovascolare rispetto al lavoro a secco, per una data intensità di esercizio. Quando le donne incinte si impegnavano in una simile intensità di lavoro, fuori dall’acqua, l’elevazione della temperatura del nucleo, era leggermente maggiore rispetto allo stesso lavoro in acqua (figura 2). È possibile che l’esercizio durante la gravidanza, se svolto in ambiente secco, possa creare temperature interne che superano la soglia teratogena. Per questo potrebbe essere consigliabile, svolgere maggiormente attività fisica in ambiente acquatico, il quale sarebbe tendenzialmente più sicuro. Le linee guida sulla salute per le donne in gravidanza, affermano all’unanimità, che l’immersione in acqua calda o lo svolgimento di saune, dovrebbero essere limitate a causa dell’elevato rischio di ipertermia materna e conseguente impatto sullo sviluppo fetale. Tuttavia però, i risultati della meta-analisi, suggeriscono che il rischio di stress da calore è molto basso in ambiente acquatico (figura 2). Diciamo che è improbabile che una donna in queste condizioni, raggiunga livelli di ipertermia ipertermia così alti, durante il riscaldamento indotto dall’acqua calda. Infatti, l’aumento della temperatura nel core, durante l’immersione in acqua calda, dipende dalla massa dell’individuo. Pertanto, maggiore massa corporea, la quale si registra verso le ultime fasi della gravidanza, può aumentare il tempo necessario per il raggiungimento di una temperatura interna superiore a 39,0 °C, in quanto grazie ad essa, si ha una maggiore dispersione termica. Per quanto riguarda le saune, a condizione che non vi siano problemi personali, facilitano alti livelli di perdita di calore per evaporazione. Come dimostrato da Vähä-Eskeli et al, la temperatura del core, dopo una sauna di 20 minuti, era più bassa di 1,0 °C rispetto alla soglia critica di 39,0 ° C (figura 2). Vi sono 3 fattori che incidono nella misurazione della temperatura del core: membrana rettale, sublinguale e timpanica (figura 2).

L’indice clinico gold standard nella misurazione della temperatura interna, è la misurazione della temperatura dell’arteria polmonare. Tuttavia, questa misura è altamente invasiva e poco pratica. Mentre, in alternativa, la temperatura rettale, è strettamente correlata alla temperatura dell’arteria polmonare, e la sua misurazione è approvata dall’American College of Sports Medicine, per la valutazione dell’ipertermia indotta dall’esercizio. Misurazioni della temperatura del nucleo meno invasive, come quella del timpano e sublinguale, possono essere inferiori di ~ 0,5 °C rispetto alla temperatura rettale, durante l’ipertermia. Però, indipendentemente dal metodo utilizzato per definire la temperatura interna, i valori più alti di temperatura del timpano a della membrana sublinguale, a seguito dell’esercizio fisico o a seguito di uno stress termico passivo, durante la gravidanza, erano rispettivamente, circa 37,3 °C e 36,9 °C (figura 2), ovvero 1,7 °C più basso della soglia teratogenica materna di 39,0 °C, definita pericolosa.

Le donne incinte possono tranquillamente impegnarsi in:

  • Sessioni di esercizio fisico fino a 35 minuti all’80-90% della loro frequenza cardiaca massima, in un ambiente di 25 °C e con il 45% di umidità relativa;

  • Esercizio in acqua (con temperatura ≤ 33,4 ° C) fino a 45 minuti;

  • Bagni caldi (40 °C) o saune calde / secche (70 °C; con il 15% di umidità) per un massimo di 20 minuti, indipendentemente dallo stadio della gravidanza;

BIBLIOGRAFIA

Ravanelli N, Casasola W, English T, et al. Heat stress and fetal risk. Environmental limits for exercise and passive heat stress during pregnancy: a systematic review with best evidence synthesis” Br J Sports Med 2019;53:799–805.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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