Legame tra Lombalgia e Marker Infiammatori: Effetti dell’Esercizio Fisico

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La lombalgia è un problema di salute estremamente comune e il suo onere economico aumenta ogni anno. Nonostante la condizione sia ampiamente documentata in letteratura, la sua eziologia, gestione e prognosi richiedono ancora ulteriori indagini. I fattori che influenzano la prevalenza e l’incidenza della lombalgia comprendono comorbidità associate, come depressione e malattie cardiovascolari, cattivi stili di vita, fattori occupazionali, psicosociali e inattività fisica. Oltre ai fattori esterni ambientali, anche la predisposizione genetica ha un contributo importante nella prevalenza della lombalgia cronica.

Tra i fattori elencati i più significativi sono: fumo, l’obesità o livelli più elevati di indice di massa corporea (BMI), scarsa autostima, comorbilità (asma, diabete, mal di testa, artrosi e osteoporosi), minore livelli di attività fisica e depressione. Ulteriori recensioni elencano anche alcuni fattori che possono essere predittori di lombalgia, come problemi del tratto gastrointestinale, disturbi pelvici, ginecologici, vascolari e psicologici. Studiosi hanno scoperto che lo stile di vita sedentario è associato a un rischio 1,41 volte maggiore di sviluppare mal di schiena. Inoltre, le persone che non rispettano le attuali raccomandazioni sull’attività fisica (≥150 min alla settimana) hanno una probabilità maggiore di 1,23 volte, di sviluppare lombalgia. Si suggerisce che la pratica di qualsiasi attività fisica può essere un fattore protettivo per lo sviluppo della lombalgia, ad eccezione di un livello molto alto o estremo di attività fisica.

TESSUTO ADIPOSO E INFIAMMAZIONE CRONICA

È noto che il tessuto adiposo, è considerato un organo endocrino, e, quando è ipertrofico, viene caratterizzato da una maggiore produzione di citochine pro-infiammatorie come il fattore di necrosi tumorale-α (TNF), l’interleuchina-6 (IL-6) e l’interleuchina-1β (IL-1β), che possono generare un quadro di infiammazione cronica di basso grado. Inoltre, gli individui obesi presentano alte concentrazioni di proteina C-reattiva (CRP), un marcatore infiammatorio della fase acuta prodotto principalmente nel fegato in risposta alla IL-6, responsabile anche del rischio cardiovascolare. Oltre alla sua funzione pro-infiammatoria associata all’obesità, la CRP è stata classicamente descritta come marcatore sistemico estremamente sensibile di infiammazione e danno tissutale. Ciò si verifica perché il tessuto lesionato recluta cellule immunitarie come macrofagi e neutrofili, che agiscono sulla guarigione dei tessuti. Questo risultato porta ad un aumento della produzione locale di citochine pro-infiammatorie (TNF e IL-6) che sono sensibilizzanti della produzione di CRP, specialmente negli epatociti. Secondo la ricerca, la CRP potrebbe essere responsabile dell’attivazione del dolore cronico muscolo-scheletrico.

Stürmer et al. (2005) hanno studiato le concentrazioni di CRP in soggetti con lombalgia acuta, ma in diversi livelli di gravità (scala analogica visiva, VAS). È stato osservato che la categoria di persone con maggiore gravità della lombalgia (> 4 punti – VAS) presentava una concentrazione di CRP più elevata (1,3 mg / L), mentre la categoria di minore gravità del dolore (≤2 punti – VAS) aveva una CRP inferiore concentrazione (0,8 mg / L). Gebhardt et al. (2006) hanno confrontato i livelli di CRP in pazienti con lombalgia acuta e cronica per 6 mesi. Al basale, non vi erano differenze statisticamente significative nelle concentrazioni di CRP nei pazienti con lombalgia acuta (1,49 mg / L) rispetto alle concentrazioni di CRP nei pazienti con lombalgia cronica (1,30 mg / L). Tuttavia, è stato scoperto che, nelle prime 3 settimane di follow-up, il gruppo di pazienti con lombalgia acuta ha mostrato una riduzione significativa delle concentrazioni di CRP (1,49 mg / L → 0,40 mg / L) associate a esiti dolorosi. Se combinati, alti livelli di CRP e obesità, possono aumentare le probabilità di riportare lombalgia, più del doppio. La letteratura descrive anche che durante il processo infiammatorio si ha una produzione di prostanoidi, prodotti dall’acido arachidonico (AA). Questo può seguire due percorsi diversi per formare eicosanoidi: il percorso cicloossigenasi (COX) e il percorso lipossigenasi. Come accennato, il reclutamento di macrofagi almeno in parte, può contribuire all’insorgenza e alla progressione della lombalgia, promuovendo, in particolare, l’attivazione della COX (in particolare, COX-2). La COX-2 è il percorso responsabile della produzione di prostanoidi. I prostanoidi sono costituiti da quattro tipi di prostaglandine (PG) e trombossani (TX): PGE2, PGD2, PGF2, PGI2 e TXA2. Inoltre, i PG sono prodotti dall’azione sequenziale della COX-2 e dalle rispettive sintasi dell’acido arachidonico, rilasciate dalla fosfolipasi A2, alla membrana fosfolipidica.

PGE2 ED ESERCIZIO FISICO

La PGE2 è importante nel processo di attivazione della piressia, ovvero sensazione di dolore e infiammazione, spesso presenti in casi di lombalgia in soggetti obesi, in particolare in chi ha un’infiammazione cronica di basso grado. Sulla base di ciò, si deve notare che la lombalgia, l’obesità e l’infiammazione cronica di basso grado, sono strettamente correlate. La pratica dell’esercizio fisico promuove una serie di cambiamenti positivi, come il miglioramento del profilo lipidico, la riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado, sistemica e locale, la riduzione del rischio di sviluppare obesità, diabete mellito 2 e malattie cardiovascolari. Inoltre, l’esercizio fisico regolare, può essere considerato una forma di trattamento non farmacologico per l’obesità, la lombalgia e altre malattie croniche. La modifica dello stile di vita può ridurre il grasso corporeo, il sito principale della produzione di proteine infiammatorie. In effetti, il coinvolgimento nei programmi di esercizio fisico ha una relazione inversa con lo sviluppo dell’infiammazione cronica di basso grado.

ESERCIZIO CONTINUO AD INTENSITA’ MODERATA

L’esercizio fisico sotto forma di allenamento aerobico continuo è caratterizzato dall’esercizio di attività contrattile continua per lunghi periodi di intensità da leggera a moderata (assorbimento massimo di ossigeno ~ 50% –75% del VO2max). Questo tipo di lavoro non ha promosso molto la riduzione dei marker infiammatori circolanti come CRP, IL-6 e TNF-α, e non si è riscontrato alcun cambiamento nelle proteine ​​infiammatorie circolanti (IL-6, TNF-α) e antinfiammatorie (adiponectina). L’allenamento consisteva in due sessioni supervisionate a settimana di esercizio aerobico e 3 sessioni a settimana di esercizio a casa eseguite su un cicloergometro. Inoltre, dopo 12 settimane di intervento di esercizio aerobico di moderata intensità (dispendio energetico di 500–600 kcal), 3 volte a settimana della durata di 60-75 minuti, non si è riscontrato particolari cambiamenti nelle proteine ​​infiammatorie circolanti (IL-6, IL-15, IL-18, MCP-1, adiponectina e MIP1α). Quindi si è mostrato che, nonostante i miglioramenti dei profili lipidici e glicemici, dopo un allenamento aerobico continuo, non sono stati osservati cambiamenti significativi nei marker (IL-6, TNF- α e CRP) di infiammazione cronica di basso grado, o comunque erano di poco variati.

ESERCIZIO INTERVALLATO AD ALTA INTENSITÀ

Più recentemente, l’adozione dell’allenamento aerobico è stato studiato in modo intermittente e con alta intensità, grazie ai suoi effetti sulla maggiore riduzione dei depositi di grasso e sul miglioramento della fitness aerobica. È stato dimostrato che l’allenamento ad intervalli ad alta intensità (HIIT) ha diversi benefici clinici per la salute delle popolazioni e per migliorare i loro fattori di rischio per le malattie croniche. L’HIIT consiste in allenamenti ripetuti ad alta intensità per 30 secondi, separati da un intervallo di recupero da 1 a 5 minuti. Il recupero però sarà un riposo attivo. Studiosi hanno riportato che sole 2 settimane di HIIT, ha portato a cambiamenti benefici nei markers pro-infiammatori circolanti, ma anche nel tessuto adiposo negli individui obesi. Inoltre, dopo un HIIT sono state dimostrate differenze significative nella massa corporea, come la percentuale di grasso corporeo e nella circonferenza addominale. Si è visto che l’HIIT ha più benefici fisiologici rispetto all’allenamento continuo di moderata intensità in soggetti con malattie indotte dallo stile di vita. Può migliorare quasi del doppio della fitness cardiorespiratoria (VO2max) rispetto all’allenamento continuo. Pertanto, per migliorare la forma fisica, l’HIIT dovrebbe essere una strategia efficace per migliorare la salute in un breve periodo in soggetti in sovrappeso / obesi. Altri studiosi hanno valutato le concentrazioni di IL-10, IL-20, TNF-α, indice di insulino-resistenza e capacità aerobica su uomini obesi, con questo allenamento e si è visto che entrambi i tipi di allenamento (HIIT e allenamento continuo moderato), nelle persone obese, hanno mostrato effetti simili, però le persone che hanno eseguito un HIIT hanno riportato una maggiore soddisfazione alla fine dell’allenamento.

L’esercizio fisico è un importante trattamento non farmacologico, sia per la lombalgia che per l’obesità. Entrambi i programmi MICT e HIIT discussi in questa recensione hanno mostrato benefici, ovviamente occorrerà rispettare il principio della progressione, perché, le persone che possono svolgere l’HIIT hanno presentato una migliore composizione corporea, maggiore soddisfazione e una migliore adesione nel tempo. L’HIIT risulta quindi efficiente in termini di tempo, massimizzando i benefici.

BIBLIOGRAFIA

Cruz Fernandes IM, et al. Low back pain, obesity, and inflammatory markers: exercise as potential treatment” Journal of Exercise Rehabilitation 2018;14(2):168-174.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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