Insufficienza Cardiaca Cronica: Il Trattamento Chinesiologico

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L’insufficienza cardiaca stabile, comporta un’importante riduzione della qualità della vita, aumentando la percentuale di disabilità e mortalità. Nonostante i grandi progressi delle terapie, la maggior parte dei pazienti continua a sperimentare sintomi di intolleranza all’esercizio a causa delle complesse anomalie intrinseche della funzione cardiaca, accoppiata con i cambiamenti nei muscoli scheletrici, nella vascolarizzazione e nella circolazione polmonare. Bisogna precisare che l’intolleranza all’esercizio, è indipendente dalla prognosi di insufficienza cardiaca. Mentre una volta era considerata una controindicazione eseguire l’esercizio fisico, numerosi studi ora dimostrano che la chinesiterapia è sicura ed è associata a una moltitudine di benefici nei soggetti in questa condizione. L’esercizio fisico viene raccomandato nell’approccio terapeutico per la persona con insufficienza cardiaca stabile. Influisce favorevolmente nel miglioramento del picco di VO2, nella funzione emodinamica centrale, nella vascolarizzazione periferica e nella funzione muscolare, portando a svolgere le attività quotidiane, con meno dispnea e fatica. Nella maggior parte delle prove nei vari studi, il trattamento chinesiterapico nell’insufficienza cardiacascompenso-cardiaco-cure stabile, viene proposto a moderata intensità (50-60% di picco VO2), portando miglioramenti che oscillano tra il 13-31% della capacità di esercizio massimale. Anche protocolli di esercizio adattato ad un’intensità più elevata, possono produrre maggiori miglioramenti nei valori del picco di VO2 (fino al 46% in più) rispetto alla bassa intensità. È dimostrato che il trattamento chinesiologico può portare ad un aumento della capacità aerobica, migliorando la qualità della vita. La funzione ventricolare sinistra a riposo, risulta essere migliorata dopo l’esercizio fisico in molti studi.

EFFICACIA DEL TRATTAMENTO CHINESIOLOGICO

In alcuni studi, si è riscontrata una significativa riduzione del 28% del tasso di ospedalizzazione e anche una mortalità del 15% più bassa. Varie analisi che hanno indagato i soggetti sottoposti a protocolli di esercizio fisico e non, hanno rivelato che il gruppo di esercizio ha sperimentato una riduzione del 30% circa, sia della mortalità che dell’ospedalizzazione. Per ogni aumento del 6% nel picco VO2 è associato un rischio dell 8% più basso di mortalità e di ospedalizzazioniL’esercizio fisico da 3 a 5 MET ore/settimana è stato associato ad una riduzione, che cambia nei vari studi, dal 37% fino al 64% degli eventi di morte/ospedalizzazione. Si è visto anche che, su soggetti con insufficienza cardiaca stabile, trattati con esercizio fisico adattato, che anche dopo 10 anni di trattamento, il gruppo ha avuto una maggiore qualità della vita, un minor numero di ricoveri ospedalieri e un minore mortalità cardiaca rispetto al gruppo di controllo.

ESERCIZI DI FORZA

Studi sui protocolli di esercizio fisico di forza, hanno dimostrato i benefici clinici, tra cui il miglioramento della forza muscolare, arrivando ad un VO2 più basso, nei carichi di lavoro sub-massimali. Anche l’allenamento di forza quindi svolge un ruolo importante nel ridurre la disabilità e migliorare l’efficienza fisica. L’allenamento di forza, particolarmente adattato, non ha effetti deleteri sulla funzione ventricolare sinistra. Questo protocollo di esercizio è stato incluso come un trattamento aggiuntivo ed integrativo, all’esercizio fisico aerobico. Studi randomizzati controllati hanno dimostrato che l’esercizio fisico adeguatamente protocollato e supervisionato, porta a miglioramenti aggiuntivi, rispetto alla sola terapia medica. Nei soggetti con insufficienza cardiaca stabile, con frazione di eiezione ridotta è stato studiato e valutato come trattamento sicuro.

RACCOMANDAZIONI

Il test da sforzo è sempre raccomandato prima della preparazione di un programma di esercizi per i soggetti ad alto rischio di eventi avversi, in maniera da adattare il trattamento chinesiterapico. Approcci comuni per l’intensità di esercizio fanno riferimento ad un progressivo aumento dell’intensità di sforzo fino a che non si rientra in un intervallo di intensità tra il 55-80% della frequenza cardiaca di riserva o tra il 70-85% della frequenza cardiaca massima. La durata di ogni sessione di esercizio, è circa ≥30 minuti, 4 giorni a settimana. Una volta che i pazienti dimostrano una tolleranza ai livelli di esercizio aerobico, si possono integrare protocolli per lo sviluppo della forza. Questa integrazione viene svolta 2-3 volte alla settimana, concentrandosi sui grandi e principali gruppi muscolari, con 1-2 serie di 10-12 ripetizioni ciascuna. Negli ultimi dieci anni, diversi studi hanno approvato l’esercizio adattato verso un graduale aumento dell’intensità per migliorare l’intolleranza all’esercizio. In linea generale, facendo una media nei vari studi, l’esercizio fisico adattato, ha migliorato il picco di VO2 del 46% nei pazienti con insufficienza cardiaca stabile ed è stato riscontrato un rimodellamento favorevole del ventricolo sinistro.

BIBLIOGRAFIA

Philip A. Ades et al. Cardiac Rehabilitation Exercise and Self Care for Chronic Heart Failure, JACC Heart Fail. 2013 December ; 1(6): 540–547”

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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