Esercizio Fisico: Analgesico naturale contro i dolori muscolo-scheletrici

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Il dolore muscolo-scheletrico cronico, rimane una grande sfida nella ricerca attuale, ma si è visto che, intervenire con programmi adattati di esercizio fisico, risulta fondamentale per la gestione di questi dolori. Una recente meta-analisi di esercizi, svolti con presenza di dolore, ha mostrato che, dopo il lavoro, il dolore si placa immediatamente, nelle 24 ore. Si definiscono esercizi “dolorosi”, quando: gli esercizi vengono eseguiti con un leggero fastidio / dolore, che il soggetto avverte durante il movimento. La sensibilizzazione centrale è responsabile delle reattività dei nocicettori e questa può essere divisa in:

►► Iperalgesia (es. come una puntura al ginocchio),

►► Allodinia (es. sperimentare dolore, quando lo stimolo in realtà, non dovrebbe esserlo),

►► Somma temporale del dolore (TSP), intende un progressivo aumento della percezione del dolore, quando si ha una nocicezione disfunzionale,

►► Diffuso controllo inibitorio nocivo (DNIC), il quale descrive alcuni meccanismi che possono inibire o modulare la percezione del dolore, attraverso il rilascio endogeno di oppioidi,

RUOLO DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Si pensa che anche il sistema immunitario giochi un ruolo importante negli stati di dolore cronico. La risposta immunitaria all’infiammazione è attivata da vari processi, come l’esposizione a batteri, tossine, sostanze chimiche irritanti e reazioni autoimmuni. Un processo attraverso il quale il sistema immunitario può influenzare l’iperalgesia e l’allodinia, riguarda alterazioni di cellule gliali, che possono agire sui neuroni del corno dorsale come nocicettori. Alcuni studi hanno rilevato che vi è un’aumentata attività delle cellule gliali, in soggetti con dolore cronico.

EFFETTI DELL’ESERCIZIO SUL DOLORE

Gli stati emotivi negativi, come la kinesiofobia, bassa auto-efficacia, ansia e depressione, sono riconosciuti e identificati come fattori responsabili di dolore cronico e alcuni disordini muscolo-scheletrici. La ricerca ha dimostrato che questi fattori psicologici potrebbero influenzare la qualità della vita e modulare / mantenere questo dolore cronico. Il dolore può influire negativamente sull’efficienza fisica e sui processi del pensiero. È stato ipotizzato che la paura legata al dolore, amplifica l’esperienza del dolore stesso, infatti si ha una forte evidenza che il dolore viene vissuto in maniera maggiore quando c’è una maggiore focalizzazione su di esso. I meccanismi attraverso i quali, la paura legata al dolore influenza la sensibilità centrale al dolore, riguardano:

– Crescente trasmissione nocicettiva,

– Modulazione dei percorsi discendenti e temporali, dove si registra una maggiore attivazione dei neuroni del corno dorsale spinale, in quanto si ha una sensibilità maggiore alla glutammina. Ciò produce una risposta al dolore sproporzionata rispetto allo stimolo.

Recenti scoperte spiegano che la pratica di esercizio fisico, migliora la sensibilità al dolore e la disabilità cronica, grazie all’adattamento al carico del sistema muscolo-scheletrico. Alcune persone temono di avere un danno tissutale se un’attività o un esercizio evoca dolore. Un effetto positivo di un leggero dolore, evocato dall’esercizio, è l’apprendimento della percezione del dolore, nel senso che, gli esercizi dolorosi, aiutano nel riconcettualizzare della paura legata al dolore, quindi facendo svolgere anche esercizi leggermente dolorosi, si offre un’opportunità di familiarizzare con un movimento che prima era percepito come una minaccia. L’amigdala viene spesso indicata come il centro della paura, giocando un ruolo chiave nel plasmare la nostra risposta alla paura, in particolare la nostra risposta al dolore. Negli stati di dolore cronico, il cervello acquisisce ricordi che associano lo stress tissutale, al carico eseguito, per esempio, il chinarsi, viene percepito dalla persona come potenziale causare lombalgia, alzare il braccio, viene associato a possibile dolore alla spalla, o movimenti di accovacciato, vengono percepiti come responsabili dei dolori al ginocchio. Questo pensiero porta ad evitare l’attività, causando cambiamenti comportamentali. La ricerca ha dimostrato che questa preoccupazione eccessiva, può innescare il centro della paura, portando a dolore, anche in assenza di attività di nocicezione. Svolgendo esercizi con leggera componente dolorosa, con appropriati “segnali di sicurezza”, si può sopprimere questa alterata sensibilità.

Si ipotizza che, un’esperienza di esercizi leggermente dolorosi, possa ridurre l’eccessiva percezione al dolore, con modulazione positiva del sistema inibitore nocicettivo. I benefici dell’esercizio, leggermente doloroso, si spiegherebbero come il risultato del sentirsi più efficaci rispetto all’aspettativa, richiamando quindi il concetto di auto-efficacia.

È stato riconosciuto che un singolo esercizio, può provocare analgesia, fenomeno definito come ipoalgesia indotta da esercizio (EIH), ovvero dipendente da modulatori del dolore endogeno. Si ritiene che questa ipoalgesia indotta, dipenda da più meccanismi analgesici che provocano dei cambiamenti nella sensibilità al dolore. Si pensa che il sistema oppioide endogeno, venga attivato dall’esercizio fisico, attraverso la sollecitazione dei barocettori arteriosi, in seguito all’aumento della frequenza cardiaca e pressione sanguigna. L’esercizio può attivare il rilascio di β-endorfine dall’ipofisi e dall’ipotalamo, attivando a sua volta dei recettori oppioidi periferici e centrali. L’ipotalamo proietta sulla sostanza grigia periacqueduttale (PAG), ulteriori effetti analgesici endogeni tramite l’inibizione nocicettiva discendente. Un’altra ragione per la quale gli esercizi dolorosi possono rivelarsi utili nella riduzione del dolore, riguarda la risposta della modulazione del dolore condizionato (CPM). Durante la modulazione del dolore condizionato, la discesa delle risposte inibitorie del dolore, sono messe alla prova durante uno stimolo volontariamente dosato in maniera dolorosa. Diversi studi hanno dimostrato che la paura correlata al dolore, disturba negativamente i sistemi inibitori del dolore endogeno, a causa di un’eccessiva aspettativa di dolore.

Gli esercizi dolorosi potrebbero fornire lo stimolo doloroso condizionato, necessario per ridurre la paura legata al dolore, con una diminuzione di attivazione dell’amigdala. Il regolare esercizio fisico, riduce anche la suscettibilità alle infezioni virali e batteriche, migliorando quindi, la funzione immunitaria complessiva. Gli esercizi leggermente dolorosi, vanno a ridurre la paura del dolore portando ad una rielaborazione centrale del dolore, ridimensionando la percezione della minaccia. Il risultato di ciò potrebbe essere una modulazione positiva del sistema nervoso simpatico, con una riduzione della cascata immunitaria e infiammatoria sistemica. Soggetti con dolore al braccio cronico, hanno un aumentato gonfiore, in risposta alle immagini motorie, anche senza eseguire movimenti reali, dimostrando la correlazione fra i fattori psicosociali, sistema simpatico e infiammazione sistemica. L’esercizio fisico doloroso, può innescare meccanismi che andrebbero a moderare il dolore muscolo-scheletrico, attraverso la ri-concettualizzazione del dolore (figura 1).

In quest’ottica si possono tollerare carichi maggiori e maggiori volumi di lavoro. Questa nuova considerazione, potrebbe aiutare i medici a consigliare, ancora di più l’attività motoria, in quanto i moderni dolori cronici, sono quasi sempre, legati all’inattività fisica e alla paura di muoversi.

BIBLIOGRAFIA

Smith BE, et al. “Musculoskeletal pain and exercise-challenging existing paradigms and introducing new” Br J Sports Med Month 2018 Vol 0 No 0.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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