Commozione Cerebrale: l’Esercizio Fisico è medicina

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La commozione (o concussione) cerebrale di origine sportiva (SRC) è un trauma che compromette la cognizione, la sfera emotiva, ma ha anche effetti fisici. Un effetto della commozione cerebrale è l’intolleranza all’esercizio, cioè l’incapacità di svolgere un lavoro che ci si aspetta per età e forma fisica. La maggior parte dei bambini e adolescenti si riprendono spontaneamente entro 2-4 settimane dopo l’evento, ma circa il 30%, ha sintomi persistenti. Questo protrarsi della sintomatologia ha un impatto negativo sulla qualità della vita nei bambini e negli adolescenti, anche sulle prestazioni scolastiche e atletiche. Non ci sono ad oggi, terapie basate sull’evidenza. Raccomandazioni basate sul consenso sottolineano il riposo fisico e cognitivo fino a quando la sintomatologia non scompare, prima di tornare all’attività. Ma recenti prove hanno mostrato, che lo stop eccessivo dall’attività fisica, è dannoso alla salute mentale. Dati recenti suggeriscono che un moderato livello di esercizio fisico aerobico, entro la prima settimana dopo l’infortunio, riduce l’incidenza dei sintomi soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Ad oggi non vi sono prove sufficienti nel prescrivere il riposo completo come trattamento ottimale, mentre l’esercizio aerobico, attenua il deterioramento cognitivo, grazie a fattori che promuovono la crescita dei neuroni e la loro riparazione (come il fattore neurotrofico BDNF), migliorando il volume dell’ippocampo, la memoria e mitigando dal rischio di malattia vascolare. Si riscontrano diversi cambiamenti a seguito della commozione cerebrale sportiva, come nella funzione del sistema nervoso autonomo e nel controllo del flusso sanguigno cerebrale. Il sistema nervoso autonomo è il principale centro di controllo, che può essere danneggiato in seguito alla commozione cerebrale. I cambiamenti si riferiscono ad un disaccoppiamento delle connessioni tra sistema nervoso, i barocettori arteriosi e il cuore, mostrando una funzione anomala quando ci si sposta dal riposo, ad uno stato di maggiore richiesta metabolica.

Si è visto che gli atleti con sintomi post-trauma, avevano una sensibilità bassa alla tensione arteriosa di CO2 (PaCO2), che ha causato una relativa ipoventilazione durante l’esercizio, provocando un aumento dei loro livelli di PaCO2 sproporzionatamente all’intensità di esercizio. Il flusso ematico cerebrale è direttamente proporzionale alla PaCO2, quindi, la PaCO2 elevata, ha alzato il flusso sanguigno cerebrale durante l’esercizio, comportando mal di testa e vertigini con ridotta tolleranza all’esercizio. L’esercizio aerobico sottosoglia, come trattamento terapeutico, ha aumentato la sensibilità della CO2, normalizzando la PaCO2, la ventilazione, flusso sanguigno e tolleranza all’esercizio fisico, con la risoluzione dei sintomi. I sensori di CO2 si trovano nel tronco cerebrale vicino ai centri di controllo per la funzione cardio-polmonare. Fino a poco tempo fa, la terapia tradizionale per la commozione cerebrale, prevedeva il riposo e l’assenza di attività fisica. Il riposo prolungato e l’isolamento sociale, tuttavia, aumentano i sintomi e ritardano la ripresa negli adolescenti. Il decondizionamento fisico da riposo prolungato può compromettere il controllo autonomo del flusso cerebrale, mentre l’esercizio fisico migliora questo controllo. L’esercizio sottosoglia, in forma individualizzata, è un trattamento sicuro e ben accettato (ovviamente il recupero della fitness aerobica non coincide con il completo recupero della funzione neurologica). Il recupero neurologico ottimale della percezione-azione, è un criterio altrettanto importante per stabilire la prontezza nel tornare allo sport perché si riscontra un’alterazione nel controllo dell’equilibrio e dell’andatura alterati, con un aumentato rischio di lesioni muscolo-scheletriche, dopo questo trauma. In un ampio studio prospettico, multicentrico di commozione acuta, (n = 3063, da 5 a 18 anni), l’esercizio fisico svolto entro 7 giorni dall’evento, era associato ad un rischio significativamente ridotto di sintomi post commozione, misurato a 28 giorni. L’allenamento includeva l’esercizio aerobico (32,9%), esercizio fisico specifico (8,9%), vibraizoni senza contatto (5,9%), pratica a contatto pieno (4,4%), e piena competizione (17,4%). Leddy et al. hanno mostrato che il tasso di miglioramento dei sintomi di post commozione, era correlato al picco dell’esercizio fisico. In una revisione retrospettiva, di soggetti trattati con l’esercizio fisico, il 72% che aveva partecipato, è tornato al pieno funzionamento giornaliero a 1 anno, compresi coloro che hanno dimostrato intolleranza all’esercizio fisico. L’esercizio aerobico sottosoglia, normalizza la sensibilità di CO2, ventilazione, velocità del flusso cerebrale e tolleranza all’esercizio. Maerlender et al. hanno concluso che iniziare molto presto l’esercizio moderato, dopo l’infortunio, è stato sicuro e non interferisce con il recupero. Il Buffalo Concussion Treadmill Test ( vedi BCTT nello studio), ha confermato il recupero fisiologico nel 97%, permettendo di ritornare con successo, a giocare nel 94%. Dei 41 pazienti con disordine fisiologico post commozione, il 90% era clinicamente migliorato e l’81% è tornato con successo allo sport. Gli autori hanno concluso che il BCTT è uno strumento sicuro, tollerabile e clinicamente valido per la valutazione e la gestione commozione cerebrale da sport, nei ragazzi.

Questo articolo presenta prove emergenti, dove l’esercizio fisico aerobico sottosoglia, viene considerato come “medicina” non farmacologica, sia per valutare in modo sicuro la commozione cerebrale, sia per il recupero. La soglia deve essere adattata in modo che non vi sia un’esacerbazione dei sintomi, quindi deve essere stilato un programma di allenamento progressivo che possa tranquillamente migliorare i sintomi, accelerare il ritorno all’attività e ripristinare la funzione in questi soggetti. Le ultime linee guida, ormai, raccomandano un approccio più attivo al trattamento commozione da sport e ci sono prove emergenti per la potenziale efficacia dell’esercizio aerobico controllato aerobico in fase acuta, soprattutto negli adolescenti. Gli studi sperimentali sull’uomo mostrano che la commozione cerebrale colpisce il controllo del sistema nervoso autonomo della ventilazione, livelli di PaCO2 e flusso cerebrale. Gli elevati di PaCO2 e flusso durante l’esercizio fisico, riducono la tolleranza all’esercizio. L’intolleranza all’esercizio può quindi dimostrarsi un “biomarker fisiologico” di riferimento per valutare il miglioramento della condizione e la normalizzazione della tolleranza all’esercizio, unita al recupero di percezione ottimale, all’elaborazione neurologica dell’azione, può dimostrarsi molto utile nel recupero, per determinare la prontezza a tornare allo sport dopo l’evento.

BIBLIOGRAFIA

John J. Leddy, MD, FACSM, FACP1; Mohammad N. Haider, MD; Michael Ellis, MD, FRCSC; and Barry S. Willer, PhD “Exercise is Medicine for Concussion” Current Sports Medicine Reports, Volume 17, Number 8, 2018.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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