Chinesiologia Compensativa nei principali dolori alla schiena

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La lombalgia e il dolore al collo, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, che colpiscono fino all’84% degli adulti, almeno una volta nella vita. Entrambe queste condizioni tendono a persistere o diventare ricorrenti. La lombalgia e il dolore al collo sono associati a un alto costo socio-economico, come cure mediche, assenza dal lavoro e conseguenze a lungo termine, inclusa una diminuzione della capacità funzionale della persona. I costi di queste condizioni, superano quelli stimati per le malattie cardiache, cancro o diabete. La gestione del dolore al rachide, prevede interventi conservativi, in particolare l’esercizio fisico, il quale si è dimostrato fondamentale in queste condizioni. Molti studi riportano risultati limitati sul trattamento conservativo, in quanto vi è una mancanza di aderenza alle raccomandazioni terapeutiche, sia durante che dopo il trattamento. Essendo ogni persona diversa, per la gestione delle algie al rachide, è fondamentale che l’esercizio fisico sia individualizzato ed adattato a ciascun soggetto. L’esercizio fisico è benefico nella gestione di queste condizioni perché comporta una modifica del carico tissutale e ciò riduce l’input nocicettivo. Questi dati supportano che gli interventi di esercizio fisico adattato, sono maggiormente ottimizzati, se programmati e strutturati in funzione della condizione del soggetto (figura 1).

DOLORE SPINALE

Il dolore spinale, ovviamente si può presentare con numerose variabili, con componente biologica e psicologica. Le caratteristiche biologiche e psicologiche interagiscono nel guidare processi di sensibilizzazione centrale che possono amplificare l’input del dolore. Quindi, la valutazione e la gestione delle persone con disturbi del rachide, deve sempre partire da un quadro bio-psico-sociale.

L’influenza maggiore dei singoli fattori biologici, psicologici e sociali, varia tra individui. Alcuni soggetti presentano caratteristiche, dove queste persone caricano i loro tessuti, portando ad un input nocicettivo che continua a mantenere il dolore nonostante la variazione di carico locale. Ciò sembra essere dovuto a: postura / allineamento non ottimale, alterazioni di movimento e di attivazione muscolare.

In questo caso, gli interventi come l’esercizio fisico, che agiscono sui comportamenti motori errati, hanno una grande rilevanza nel recupero dell’efficienza fisica. Mentre, altri soggetti presentano una dominanza, che evoca il dolore, maggiormente di natura psicologica, come il dolore catastrofico, l’evitare la paura, l’ansia, depressione, o stress, che superano i fattori fisici. In questi casi, la persona può comunque trarre beneficio dall’esercizio, perché, con movimenti salutari, indirizza la persona a superare la paura e affrontare il decondizionamento. Mentre, sui fattori sociali, gli interventi fisici avranno meno priorità, ma saranno comunque integrativi nel progetto di recupero.

ADATTAMENTI MOTORI E SENSO-MOTORI AL DOLORE SPINALE

Adattamenti che si riscontrano nelle persone con dolore spinale comprendono un’attivazione ritardata / ridotta dei muscoli più profondi del tronco (trasverso addominale, multifido, se si parla di lombalgia). Al contrario, l’attivazione dei muscoli addominali obliqui ed erettori del rachide, viene spesso aumentata. Questi cambiamenti sono accompagnati da cambiamenti nell’organizzazione dello schema corporeo a livello cerebrale. Quindi si verifica un cambio di strategia motoria che comporta l’attivazione minore dei muscoli profondi, verso una stabilità, che invece viene ottenuta mediante l’attivazione dei muscoli più superficiali. Questo spostamento di attivazione, ha un impatto sulla qualità di controllo del carico sui tessuti, portando ad un potenziale movimento ed instabilità intervertebrale, che viene scarsamente controllato (per scarsa attivazione dei muscoli più profondi) e ad una compressione del rachide eccessiva (data da una co-contrazione aumentata di muscoli più superficiali e grandi). In modo simile alla colonna lombare, anche in individui con dolore al collo, mostrano una strategia modificata, con minore attivazione dei muscoli flessori del capo. Ciò può portare a diversi disturbi della colonna cervicale, come mal di testa, dolore al collo idiopatico, disturbi associati al colpo di frusta e dolore al collo da sovraccarico (correlato al lavoro d’ufficio).

VARIAZIONE INDIVIDUALE DEGLI ADATTAMENTI IN FUNZIONE DEL DOLORE

Come precedentemente detto, il dolore può alterare l’attività muscolare in modo tale che, il controllo neuromuscolare della colonna, sia ugualmente mantenuto per raggiungere un obiettivo specifico. L’idea che la nocicezione possa indurre una risposta motoria stereotipata è stata supportata da alcuni dati sperimentali. Per esempio, studi con elettromiografia di superficie (EMG), hanno registrato un aumento dell’attività muscolare trapezio, pur mantenendo un’abduzione di spalla nei 90°, dimostrando quindi una riduzione dell’attività muscolare a livello del neurocranio e nella regione caudale del muscolo.

Questa spiega che la nocicezione ha indotto una risposta motoria stereotipata indipendentemente dalla sede del dolore. L’input sinaptico nocicettivo è distribuito in modo non uniforme attraverso le regioni del muscolo. Un’interpretazione dell’adattamento, sarebbe che il sistema cerca di proteggere la regione cranica da un uso eccessivo, in quanto questa regione ha una maggiore sensibilità al dolore. Quando uno stimolo nocivo veniva dalla schiena (muscolo paraspinale) o dalla gamba (muscolo del polpaccio), si sono registrati cambiamenti minimi nelle sinergie muscolari per l’accettazione del peso, nonostante il dolore in quelle zone.

Al contrario, le sinergie muscolari del tronco, sono state modificate a prescindere dalla posizione del dolore. Questi dati supportano l’idea che l’adattamento al dolore sembra influenzare alcuni aspetti della funzione motoria. L’adattamento al dolore è caratterizzato sia dall’invarianza che dalla varianza, a seconda della caratteristica del soggetto e dal compito valutato, comportando a volte alcuni adattamenti, a volte altri in funzioni anche del complesso bio-psico-sociale. Proprio per questo un esercizio fisico generico è solo parzialmente risolutivo, se non viene protocollato e studiato sulla persona.

ESERCIZIO FISICO ADATTATO NELLA GESTIONE DEL DOLORE SPINALE

L’esercizio adattato è uno dei trattamenti più utili e consigliati per i soggetti con dolore alla schiena, in quanto, in moltissimi studi, si dimostra efficace nel ridurre il dolore e migliorare la funzione del soggetto, nella lombalgia cronica e nel dolore al collo. L’esercizio fisico migliora il controllo motorio, forza, resistenza, flessibilità, mobilità articolare, l’umore e allevia la depressione. Non vi è alcuna prova chiara che un particolare tipo di esercizio è più efficace di un altro, nella gestione dei dolori alla schiena, proprio perché alla base di questi dolori vi è spesso un decondizionamento muscolare generale, quindi spesso basta rinforzarsi in maniera generale per risolvere molte problematiche. Recenti revisioni riportano che l’esercizio fisico riduce del 35%, il rischio di incorrere in dolore alla schiena, ma anche una riduzione del 78% di assenze per malattia. Combinando interventi di educazione posturale con programmi di esercizio fisico, si può ottenere una riduzione di rischio del 45% per un episodio di dolore generico alla schiena. Il beneficio atteso dall’esercizio dovrebbe considerare altre caratteristiche del soggetto, che possono ostacolare i risultati positivi dell’esercizio. Negli studi, si è valutato l’effetto di un programma di chinesiologia compensativa, per individui con disturbi cronici associati a colpo di frusta (WAD) e dolore al collo idiopatico. Si è notata una riduzione del 47% nel dolore al collo dopo 6 settimane di esercizio, in soggetti con dolore al collo idiopatico lieve o moderato. Un programma di recupero di 8 settimane, può dare una riduzione del 37% del dolore al collo, nelle persone con il colpo di frusta. Detto ciò comunque l’esito e la risposta all’esercizio, può variare molto, dando percentuali di esiti differenti in base anche ad altri fattori come la sensibilizzazione del dolore, elaborazione nel sistema nervoso centrale, influenza della sfera psico-sociale e via dicendo. È stato anche dimostrato che fattori psicologici possono compromettere l’effetto dell’esercizio fisico apportando benefici inferiori. L’unico fattore in grado di apportare sicuramente dei vantaggi a prescindere da qualsiasi fattore di rischio, è un programma di esercizio specifico, basato su una valutazione dettagliata della persona.

Sebbene riduzioni clinicamente significative di dolore e disabilità sono stati raggiunti da vari programmi di allenamento, sia a bassa intensità, sia ad alta intensità, è probabile che l’approccio giusto sia anche quello dove la persona si sente più a suo agio e che gradisce di più, per evitare il continuo decondizionamento e la continua sedentarietà o la perdita di aderenza al programma. Mentre, se l’obiettivo è ottenere una modifica nella strategia motoria della persona, agendo sullo schema corporeo strutturato, un programma che lavora maggiormente sul controllo del movimento, sembra più adatto. Confrontando l’esercizio generico, rispetto al training sul controllo motorio per individui con lombalgia, il lavoro sul controllo motorio, è stato più efficace. Ad esempio, l’esercizio mirato ai muscoli del collo e della schiena attraverso movimenti volontari, ripetuti a bassa intensità, migliorano la velocità della loro attivazione durante perturbazioni posturali. La rappresentazione della corteccia motoria dei muscoli della schiena, viene modificata se si eseguono esercizi di controllo motorio, focalizzati alla percezione di una specifica area del corpo. Mentre, i programmi che prevedono una maggiore componente di forza, contrastano l’atrofia, quindi un’integrazione di questi lavori sembra utile. Si è visto che, l’esercizio fisico mirato ad aspetti specifici della funzione neuromuscolare, è molto efficace in soggetti con lombalgia, in quanto, queste persone, non attivano in maniera controllata il trasverso dell’addominale, nella loro quotidianità. Anche nei soggetti con dolore al collo, esercizi di controllo di attivazione dei flessori cervicali, possono ridurre il dolore, in quanto la maggior parte di essi non li controlla o attiva durante la quotidianità. Una valutazione dettagliata è essenziale per identificare le caratteristiche del soggetto e la sua personale alterazione nella funzione neuromuscolare.

Non c’è dubbio che la valutazione e la gestione dei dolori alla schiena, parta da una concezione di tipo bio-psico-sociale, la quale deve valutare le sfere biologiche, psicologiche, sociali e le loro interazioni, in quanto tutto ciò può condizionare l’esito di un programma di lavoro. La grande variabilità nel meccanismo del dolore sottostante (input nocicettivo o processi di sensibilizzazione centrale) e variabilità negli adattamenti motori personali, spiega che è necessario un esercizio fisico adattato in funzione delle modificazioni presenti nel soggetto, del tutto uniche. A causa della variabilità individuale, non possono esistere approcci o “ricette pronte” su come lavorare, ma ciò che è certo, è che occorre strutturare i programmi, adattandoli sull’analisi della persona, in quanto non esiste un metodo universale per queste situazioni.

BIBLIOGRAFIA

Falla, D. And P.W. Hodges “Individualized Exercise Interventions For Spinal Pain” Exerc. Sport Sci. Rev., Vol. 45, No. 2, Pp. 105–115, 2017.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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