Attività Fisica Come Terapia Nel Cancro

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La recidiva della malattia metastatica / cancro (ad es. Sistemica), diventa spesso incurabile e rappresenta il 90% dei decessi per cancro. La prescrizione dell’attività fisica è una potenziale strategia terapeutica per ridurre il rischio di recidiva sistemica e mortalità in questi soggetti. Ad esempio, tra 2987 donne con cancro al seno in stadio I-III, la partecipazione all’attività fisica dopo la diagnosi, era associata ad una riduzione del 24% di recidiva della malattia e una riduzione del 45% della mortalità. Tra 832 uomini e donne con carcinoma del colon in stadio III, l’attività fisica era associata ad una riduzione del 40% di recidiva e del 63% della mortalità. È importante sottolineare che queste associazioni erano indipendenti da vari settori demografici, clinici, patologici o fattori confondenti correlati al trattamento. Le ipotesi prevalenti a sostengono dei benefici dell’attività fisica, sono attribuibili ad adattamenti sistemici che si verificano all’interno del micro-ambiente tumorale, come cambiamenti favorevoli nei fattori di crescita metabolica, infiammazione, e funzione immunitaria. Questi cambiamenti creano un ambiente insufficiente per dare inizio al processo metastatico o alla sua progressione. Oltre agli aspetti immunologici e infiammatori, anche le forze meccaniche generate dall’attività fisica sono implicate, in quanto, gli studi dimostrano che lo stress da taglio del fluido sanguigno, che viene ovviamente “mobilizzato” durante l’attività, influenza direttamente la vitalità cellulare, alterando le caratteristiche intracellulari e ritardando i tassi di crescita tumorale, in modo da attenuare la tossicità delle cellule tumorali circolanti. Questi risultati offrono la logica che l’attività fisica può anche avere un effetto sulle cellule tumorali attraverso un meccanismo fisico diretto, come lo stress da taglio nel sistema vascolare.

Un decesso per cancro su 10, è attribuito all’insufficienza di attività fisica. In breve, un’analisi di otto studi che includevano 15.298 persone con carcinoma mammario, colon-rettale e prostatico, che hanno accumulato maggiori volumi di attività fisica post-diagnosi, hanno riscontrato una riduzione del 45% del rischio di recidiva del cancro. Inoltre, tra 21 studi che includevano 38.560 persone, la pratica regolare di attività fisica, è stata associata ad una riduzione del 37% di mortalità per cancro. Di conseguenza, esiste una potenziale opportunità di inserire la pratica di esercizio fisico, come strategia terapeutica da integrare alla cura di queste persone. Esistono ora prove di varia forza sulla sicurezza, fattibilità e / o efficacia dell’esercizio in tutto il continuum del cancro.

I MECCANISMI BIOLOGICI CHE COLLEGANO I BENEFICI DELL’ATTIVITA’ FISICA NEL CANCRO

Questa interazione può essere dovuta, in parte, alla pluralità degli effetti che la pratica di attività fisica comporta. Ad oggi, la maggior parte degli studi si sono concentrati su meccanismi correlati al micro-ambiente tumorale, compresi fattori di crescita metabolica, infiammazione e immunità, fattori che sono implicati nella crescita e proliferazione delle cellule tumorali. Molti di questi meccanismi possono essere influenzati dalla composizione corporea, dall’adiposità e massa muscolare, in quanto questi ultimi, essendo anche organi endocrini, secernono adipochine e miochine anti-infiammatorie. Uno dei meccanismi più comunemente studiati includono i fattori di crescita metabolica e meccanismi di segnalazione dell’insulina. Le cellule cancerogene sovra-esprimono spesso il recettore dell’insulina, il che può spiegare perché le cellule tumorali aumentano la sensibilità mitogenica all’iper-insulinemia tramite attivazione il percorso PI3K-Akt-mTOR. Una meta-analisi di sette studi randomizzati controllati, ha dimostrato che l’attività fisica riduce le concentrazioni di insulina plasmatica a digiuno e questi effetti possono essere mediati anche dalla perdita di peso. Quindi le variazioni delle concentrazioni di insulina, sono correlate con cambiamenti tessuto adiposo viscerale e positivamente verso la salute della persona.

INFIAMMAZIONE

L’infiammazione sistemica cronica di basso grado, è considerata un promotore della progressione del tumore, derivante dai macrofagi che rilasciano citochine e attivano vari percorsi tra cui PI3K-Akt-mTOR, JAK-STAT e NF-kB, volti a promuovere la proliferazione cellulare e la sopravvivenza. Le concentrazioni circolanti di proteine in fase di infiammazione sistemica, come le proteine ​​C-reattive, sono associate ad un aumentato rischio di recidiva e mortalità per cancro. Tra le 2919 donne con carcinoma mammario in stadio I-IIIA, superiori concentrazioni di proteina C-reattiva sono state associate in modo lineare ad aumenti proporzionali della recidiva per il carcinoma mammario. L’attività fisica in forma cronica, provoca una diminuzione dell’infiammazione sistemica di basso grado. Un’analisi recente di diversi studi randomizzati, ha dimostrato che l’esercizio di forza muscolare, ha comportato una riduzione circolante della Proteina C-reattiva in 215 donne con stadio I – III di carcinoma mammario rispetto ai controlli. In adulti sani, l’attività aerobica regolare di moderata intensità, è associata a una varietà di cambiamenti favorevoli nel sistema immunitario e, una singola seduta, aumenta la mobilizzazione di cellule killer naturali, cellule T e cellule B. In una coorte di 3625 uomini e donne, una maggiore attività citotossica dei linfociti causata dall’attività fisica, è stato associata in modo indipendente, ad un rischio inferiore del 36% di sviluppare carcinoma. Persone con carcinoma mammario in post-menopausa, che hanno svolto attività aerobica di moderata intensità, ha aumentato l’attività citotossica cellulare naturale. Tra 3262 uomini e donne con stadio I-III di cancro colo-rettale, la combinazione di adiposità in eccesso e scarsa massa muscolare, era associata a un rischio di mortalità più elevato del 40%, rispetto agli individui senza eccesso di adiposità e sufficiente massa muscolare.

RISPOSTA DELLE CELLULE TUMORALI ALLO STRESS DA TAGLIO NEI VASI

Modelli sulla circolazione delle cellule tumorali dimostrano che anche le forze meccaniche influenzano la vitalità delle cellule tumorali. Ad esempio, in un adenocarcinoma colon-rettale, lo stress da taglio nei vasi, durante l’attività fisica, aumenta la sensibilità delle cellule tumorali all’apoptosi. L’esposizione allo sforzo di taglio con una durata di 60, 90 e 120 minuti aumenta l’apoptosi cellulare, mentre lavorare per 10 e 30 minuti non ha influisce molto sulla vitalità cellulare. Ipotesi quindi suggeriscono che i recettori meccano-sensibili sulla superficie delle cellule tumorali, possono indurre l’arresto del ciclo cellulare. In molti studi, dopo 6 mesi di attività aerobica, sono state osservate riduzioni statisticamente significative nelle cellule tumorali circolanti. Ulteriori analisi dimostrano che le riduzioni dell’indice di massa corporea, insulina plasmatica a digiuno e concentrazioni di molecole di adesione intercellulare 1 (ICAM-1), possono mediare parzialmente effetti positivi. La ICAM-1 è una cellula endoteliale che si esprime su cellule immunitarie e cellule tumorali.

L’attività fisica riduce il rischio di recidiva sistemica e mortalità nei soggetti oncologici attraverso due processi sinergici:

1) Effetti indiretti (sistemici) relativi al micro-ambiente tumorale

2) effetti diretti (fisici) sulle cellule tumorali

Nelle cellule tumorali che sono immerse nella circolazione, l’attività fisica può ridurre la percentuale di cellule cancerogene disponibili, che successivamente potrebbero migrare negli organi distanti. Questo può accadere inducendo l’apoptosi attraverso lo stress da taglio nei vasi indotto dall’esercizio fisico, in quanto, a causa di questo stress meccanico, viene rilevato dai meccano-recettori sulla superficie delle cellule tumorali. Per le restanti cellule tumorali che non hanno ceduto allo stress da taglio, l’attività fisica può comunque ridurre l’abbondanza di fattori di crescita (ad es. insulina) e aumentare l’immuno-sorveglianza all’interno del microambiente tumorale, così da prevenire o rallentare la formazione o la progressione del cancro. Sono sicuramente necessarie ulteriori ricerche per valutare empiricamente questa ipotesi, ma i risultati ottenuti lasciano ben sperare. La pratica di esercizio fisico e la perdita di peso possono fornire effetti sinergici per ridurre il numero di cellule tumorali attraverso effetti delle forze meccaniche (stress da taglio nei vasi) e cambiamenti infiammatori e metabolici nel micro-ambiente. Quando le cellule tumorali circolanti subiscono l’apoptosi, il DNA tumorale circolante viene rilasciato e comprendere gli effetti dell’esercizio fisico sul DNA tumorale circolante, può offrire un approfondimento meccanicistico aggiuntivo.

Questo fronte di ricerca nuovo ricorda ancora una volta i potenziali terapeutici indotti dall’esercizio e ci spiega ancora una volta del perché i medici dovrebbero proporlo nelle principali condizioni croniche.

BIBLIOGRAFIA

BROWN, J.C. and L.A. GILMORE “Physical activity reduces the risk of recurrence and mortality in cancer patients” Exerc. Sport Sci. Rev., Vol. 48, No. 2, pp. 67–73, 2020.

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Dott. Fabio Perna

Chinesiologo Clinico (Specialista in Esercizio Fisico Adattato). Aree di interesse: Osteoporosi - Cardiopatie - Recupero Motorio Post-riabilitativo - Rieducazione Posturale - Malattie Metaboliche (Diabete Mellito, Sindrome Metabolica, Obesità) Consulenza: dott.fabioperna@gmail.com

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